Solstizio d’inverno 2006
Pubblicato by admin Martedì, 19 Dicembre 2006 in Arco RealeIn ogni tempo ed in ogni luogo l’umanità, partendo dall’osservazione delle leggi naturali che presiedono al mantenimento della vita sulla Terra - l’alternarsi ciclico delle stagioni ed il moto apparente del Sole nel corso dell’anno - ha cercato di ricollegarsi analogicamente con i piani spirituali.
Alcuni esempi:
- I Romani con i Saturnali che si svolgevano il 17 dicembre, mantenevano vivo, appunto, il culto di Saturno, custode della porta solstiziale invernale, la porta nord dell’edificio sacro, attraverso la quale le anime iniziavano l’ascesa verso lo stato di perfezione dell’umanità primordiale;
- Per la religione cristiana la posizione del Sole nel punto più basso dell’eclittica ha assunto un valore simbolico così importante, da celebrare in tale periodo il culto del Natale e la venerazione di San Giovanni l’Evangelista;
- Ed ancora, le particolari liturgie che vengono eseguite ai nostri giorni in ben determinate zone della Terra al sorgere della luce equinoziale o solstiziale, la riproposizione di antiche festività, come quella mitrahica del “Natalis solis invicti” che si celebra il 25 dicembre a Roma, sono tracce che ben si accordano con l’avvicinamento ai richiami di una tradizione arcaica che si vuole tenere viva.
Questo processo di rinnovamento del ciclo cosmico non poteva non trovare un posto di primo piano nella Tradizione iniziatica che attraverso forme rituali fornisce agli adepti metodi di approfondimento della Scienza Sacra.
La celebrazione del solstizio d’inverno offre l’occasione per richiamare la nostra attenzione su una problematica che da alcuni anni si ripresenta durante la cerimonia di esaltazione al Sublime Grado dell’Arco Reale in alcuni Capitoli dove è in uso il cosiddetto Rituale Ridotto, un compendio del Rituale completo in uso, approvato nella 37a Assemblea Triennale del Gran Capitolo Generale Internazionale dell’Ottobre 1918 e con le modifiche approvate nella 54a del 1969.
Abbiamo avuto modo di rilevare come le varie edizioni dei Rituali Ridotti differiscano tra loro nella parte relativa ai Lavori di conferimento del Grado di Maestro dell’Arco Reale. Qualora, poi, questo variegato mosaico di rituali sia in uso contemporaneamente nello stesso Capitolo, è facile immaginare le possibili difficoltà che si incontrerebbero nello svolgimento di una cerimonia così importante e la conseguente perdita di solennità della stessa.
Inoltre, all’insaputa de Grandi Dignitari, sono state operate ulteriori manipolazioni personali per adattare il Rituale alle possibilità organizzative dei Capitoli. A scanso di equivoci preciso che leggo queste operazioni come innocenti iniziative dettate da esigenze organizzative, che non necessitano di cure eccessive. Tuttavia danno l’impressione dell’esistenza di fraintendimenti sul significato e la funzione della ritualità, e, pur non intaccando la corrispondenza alla Tradizione Iniziatica del Rito, aumentano, di fatto la confusione. Ciò mi impone di mantenere ferma la barra del rigore nello studio della natura autentica delle scuole iniziatiche e nell’interiorizzazione dei loro principi.
I Rituali non sono un vuoto cerimoniale, ma espressione simbolica della dottrina del particolare Corpo Rituale e fungono da stimolo allo studio ed alla ricerca. In quanto strumenti di regolarità e di validità esoterica e spirituale, sono parte del patrimonio intrinseco di ogni comunione iniziatica che va scrupolosamente salvaguardato, attengono alle sue radici ed alle sue caratteristiche, ed indicano un terreno comune ove si radicano principi nei quali tutti i componenti devono riconoscersi. Essi non appartengono né ad un luogo geografico, né ad un tempo storico, perché ne superano gli aspetti materiali e contingenti. La loro pratica, lo studio e la meditazione sono atti consapevoli di un modo di perpetuare la Tradizione e necessari per riaffermare l’identità degli adepti.
L’importanza dell’argomento mi ha indotto a considerazioni e riflessioni di carattere generale che mi sento in dovere di esternare quali contributi ad una sua maggiore chiarezza.
Gli ideali delle famiglie massoniche, pur con le connotazioni proprie di ognuna, sono e non possono non essere comuni. Quindi, se è vero che rex in domo sua est imperator e che l’autonomia di un gruppo massonico è un fatto indiscusso e vigente come espressione di alta democrazia, è altrettanto vero che il gruppo è tenuto moralmente ad attuare gli indirizzi provenienti dai principi fondamentali che ispirano e guidano le azioni dei massoni. In particolare, il principio di uguaglianza, senza sminuire quell’autonomia, permette a ciascuno di sviluppare la propria identità e rafforzarla nella libera scelta di procedere verso la saggezza iniziatica.
Se i Fratelli restano ancorati agli autentici ideali della Libera Muratoria, si realizza una scuola di uomini liberi e di buoni costumi uniti nella ricerca della Verità, mentre un loro calo di attenzione nell’ortodossia della Tradizione rischia di esporre l’intera Famiglia al pericolo di una crisi di identità.
Il posizionamento di Logge, che per differenziarsi seguissero ritualità non conformi a quelle costituzionalmente adottate, sarebbe una minaccia all’ordine tradizionale; e pertanto non è giustificabile né sul piano teorico, né sul piano pratico; l’autoconvinzione di rappresentare l’èlite culturale, le ambizioni dettate dalla vanità umana, o peggio, da concezioni utilitaristiche, configurano una visione profana dell’universo esoterico che, prima o poi, si ripercuoterà con riflessi fortemente negativi sull’Ordine.
Secondo un principio che non concede molti spazi di interpretazione, spetta al Custode Supremo della Tradizione iniziatica, cui è affidata la cura e la guida della Comunione Nazionale, valutare la gravità di eventuali malesseri di singoli Fratelli, o di gruppi, che potrebbero turbare l’ascesi spirituale, ed intervenire qualora li ritenesse in contrasto col dettato Costituzionale dell’Ordine, affinché la Libera Muratoria possa continuare ad esaltare i valori che le sono propri e la Famiglia non possa dilapidare il capitale di autorità morale ed il prestigio internazionale.
Il Rito di York fornisce stimoli intellettuali per una crescita spirituale e formativi per una corrispondenza delle azioni e dei comportamenti con le finalità etico-sociali dell’impegno essoterico. In quanto costituito da Liberi Muratori, la sua azione deve tradursi in un investimento culturale ed a supporto della Comunione che lo accoglie. Lontano da posizioni egoistiche, si ritiene impegnato in primo piano a lavorare in sinergia con Essa, a portare avanti il dialogo, il confronto, e soprattutto, una grande dose di sforzi sinceri, al fine superiore della pacifica convivenza, dell’unità e della compattezza dei Fratelli. Qualora si avvertisse la sensazione dell’esistenza di un minimo di disagio nella vita dell’Ordine, si sente impegnato a porre in essere il comportamento esemplare dei Compagni come valore reale da proporre nell’esaltazione dei Valori Universali e dei Valori Etici, imprescindibili presupposti del lavoro muratorio, che debbono sempre informare i rapporti fraterni.
Certo ogni Massone ha il diritto–dovere di partecipare alla vita associativa nel modo più proficuo possibile e quindi di aspirare a ricoprire ruoli impegnativi e di responsabilità. Del resto, una sana ambizione deve esserci in ogni uomo, altrimenti mancherebbe lo stimolo a progredire. Ma una sana ambizione, quella, cioè, che si esprime nel rispetto delle norme costituzionali, altrimenti si è in presenza di atteggiamenti incompatibili con la dimensione etica e spirituale dell’essere massoni, che esige una rigido e scrupoloso rispetto di tutte le regole, compresa l’osservanza della ritualità tramandata dalle generazioni passate in una ininterrotta tradizione, e l’impegno a trasmetterla integra alle generazioni future.
Questo rispetto siamo tenuti a darlo, o meglio, questo rispetto dobbiamo darlo e non perché ne siamo tenuti a darlo.
Auguro a Voi tutti la prosecuzione di un proficuo e positivo Lavoro.
Vincenzo Pulvirenti
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