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	<title>Rito di York - rito dei liberi muratori in Italia</title>
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	<description>Rito di York - l'unione completa dei gradi simbolici, capitolari, criptici, cavallereschi in un unico sistema massonico - Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani</description>
	<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 13:40:51 +0000</pubDate>
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		<title>Dante: l’iniziato templare</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 15:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category>Templari</category>

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		<description><![CDATA[di Franco Ferrara
E’ bene fugare ogni dubbio, qualora ce ne fosse, sull’iniziazione di Dante; egli stesso ci dice: O voi ch’avete gli intelletti sani // mirate la dottrina che s’asconde // sotto il velame delli versi strani (Inf. 9, 61-63), per metterci sull’avviso che nei suoi versi, in particolare, e nei suoi scritti, in generale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Franco Ferrara</em></p>
<p>E’ bene fugare ogni dubbio, qualora ce ne fosse, sull’iniziazione di Dante; egli stesso ci dice:<em> O voi ch’avete gli intelletti sani // mirate la dottrina che s’asconde // sotto il velame delli versi strani</em> (Inf. 9, 61-63), per metterci sull’avviso che nei suoi versi, in particolare, e nei suoi scritti, in generale, come egli riferisce nel Convivio, la scrittura deve intendersi per completarsi ed armonizzarsi sotto un quadruplice aspetto: Letterale, morale, allegorico e anagogico, o, per meglio precisare, in: Letterale, politico-sociale, filosofico - teologico e metafisico - iniziatico sotto il velame dell’esoterismo che è la caratteristica di tutti gli ordini inziatici, come il ricorso alla scienza dei numeri con valore simbolico, per la quale Dante nutre una particolare predilezione, specie per il 3 e i suoi multipli, nonché l’1, il 10, l1, e il 13 che richiama espressamente la struttura templare: il capitolo elettorale cui spettava l’elezione del Gran Maestro era formato da dodici cavalieri e di un cappellano; un capitolo templare era composto da tredici cavalieri, in ossequio al fatto che anche un nuovo convento cistercense, l’Ordine di San Bernardo, poteva essere fondato da un abate e altri dodici frati; un templare impedito a partecipare al culto mattutino era obbligato a recitare tredici <em>pater noster</em> alla Vergine e tredici come ufficio giornaliero. Così, il numero 13, nella Divina commedia, ricorre svariate volte in tutte e tre le Cantiche, come vedremo più in là, citando qualche esempio. Egli, inoltre, abbina il sistema scientifico liberale ai diversi gradi dell’iniziazione, cui fa corrispondere una gerarchia angelica a significare che quanto più ci eleviamo, sia dal punto di vista culturale che iniziatico, tanto più ci avviciniamo a Dio: Luna - grammatica - Angeli, Mercurio - dialettica - Arcangeli, Venere - retorica - Principati, Sole - aritmetica o ragione illuminata ed illuminante – Troni, Marte - musica - Potestà, Giove - geometria - Virtù, Saturno - astronomia - dominazioni, Stelle fisse – scienza naturale (matematica e fisica) - Cherubini, Primo mobile – scienza morale (etica) - Serafini, mentre la Candida Rosa, il consesso di tutti beati, rappresenta la scienza per eccellenza, la Teologia.<br />
L’interpretazione di René Guénon dell’acronimo nell’effigie conservata nel museo di Vienna può semplicemente avvalorare l’iniziazione di Dante, perché esistono delle prove concrete che fugano tutti i dubbi, qualora ce ne fossero. Ce la dimostra la  scelta della guida, Virgilio, <em>chi per lungo silenzio parea fioco</em>, che, come il maestro esperto, lo accompagna e lo sostiene lungo il suo percorso iniziatico e, allo stesso tempo, dà, in ogni occasione, la prova incontestabile del possesso di un sapere iniziatico, particolarmente palese quando, al culmine del Purgatorio e delle stesse prove iniziatiche, esorta Dante ad accettare l’invito dell’Angelo ad affrontare l’ultima prova, quella del fuoco. All’intimazione dell’Angelo: <em>Più non si va, se pria non morde,// anime sante, il foco: entrate in esso, // e al cantar di là non siate sorde </em>( Pur. 27, 10-12), Virgilio, infatti, lo esorta: <em>Credi per certo che se dentro a l’alvo // di questa fiamma stessi ben mille anni, // non ti potrebbe far d’un capel calvo</em> (Pur. 27, 25-27), che dimostra l’esperienza vissuta, tant’è che: <em>Sì comm’ fui dentro, in un bogliente vetro // gittato mi sarei per rinfrescarmi, // tant’era ivi lo ‘ncendio sanza metro</em> (Pur. 27, 49-51), sancisce l’invito di Virgilio. Indi, passata la notte e pervenuti nel Paradiso terrestre, ancora Virgilio: <em>… Il temporal foco e l’etterno // veduto hai, figlio; e se’ venuto in parte // dov’io per me più non discerno. // Tratto t’ho qui con ingegno e con arte; // lo tuo piacer </em>(Beatrice, la gnosi templare)<em> omai prendi per duce; // fuor sei de l’erte vie, fuor se’ de l’arte </em>(di Virgilio) (Pur. 27, 127-132), ormai Dante ha superato tutte le prove iniziatiche e si trova in uno stato in cui sono necessarie non altre prove, ma altro sapere e altri impegni.<br />
A questo punto diventa superfluo richiamare il fatto che la Sibilla fa cogliere ad Enea nella selva il ramoscello d’oro da offrire a Proserpina che allude al ramo portato dagli iniziati di Eleusi e all’acacia massonica, simbolo di resurrezione e d’immortalità. Con l’iniziazione che è un’accezione della conquista cosciente degli stadi superiori, un’ascesa, un  viaggio nelle regioni celesti, preceduto da una discesa agli inferi, come Cristo risorto, che rappresenta la rivisitazione degli stadi precedenti che devono essere rivissuti e compresi per ottenere la trasformazione o metamorfosi, si verifica la riconquista dello stato edenico, il Paradiso terrestre, proprio là dove Virgilio scompare, perché, ormai, è necessaria un’altra guida. Piuttosto è da notare l’impianto architettonico della distribuzione della materia nelle tre Cantiche che, da un lato richiama i tre pilastri del tempio, Ercole, Venere e Minerva, forza, bellezza e sapienza, corpo, anima e spirito, in cui l’inferno rappresenta il Gabinetto di riflessione, dove il recipiendario va alla ricerca della sua più profonda essenza, <em>visita interiora terrae rectificandoque invenies ocultum lapidem</em>, il Purgatorio le prove iniziatiche e il Paradiso la dimora dei perfetti che con la loro intelligenza hanno saputo realizzare il fine più nobile della vita, l’amore; dall’altro dimostra che la materia è tutta pervasa da vastissima quantità di conoscenze molto profonde impossibili non solo alle masse, ma anche ai colti, sui  temi e sui rapporti riguardanti, principalmente, la società e la religione, che, poi, sono i problemi di tutti i tempi. A parte il fatto che il suo poema è strutturato secondo un’architettura che dimostra il possesso di una rara abilità magica<br />
Che nel mondo antico ci fossero dei grandi iniziati, vedi un Pitagora o un Platone, per fare qualche esempio, è un fatto risaputo, come risaputo è che se ne conoscessero gli effetti anche da molti, non importa se iniziati o meno, come Seneca che invita a varcare la soglia del Tempio e non restare nel vestibolo o Cicerone che dice: ”L’iniziazione fa veramente conoscere i principi delle cose e l’iniziato acquista ragione non solo di vivere con letizia, ma anche di morire con una migliore speranza”, od un Plutarco che descrive l’iniziazione: “L’anima, al momento della morte prova la stessa impressione di quelli che sono iniziati ai Grandi Misteri. Le parole e le cose si rassomigliano. Sono, dapprima, delle corse a caso, dei giri penosi, un camminare inquietante e senza fine, il terrore è al colmo, brividi, tremori, sudore freddo, spavento. Ma, poi, una luce meravigliosa si offre agli sguardi, si passa in luoghi puri ed in prati ove le voci e le danze, parole sacre e sante apparizioni ispirano il rispetto religioso. Allora l’uomo, da quel momento perfetto ed iniziato, diventa libero e, passeggiando senza legami, celebra i Misteri con una corona sulla testa, vive con gli uomini puri e santi; vede sulla terra la folla di quelli che non sono iniziati e purificati schiacciarsi e pigiarsi nel fango e nelle tenebre e, per paura della morte, attardarsi nei mali, non volendo prestar fede alla felicità di lassù”.<br />
La gnosi, propria dei mistagoghi, consente, mediante l’iniziazione a conoscenze occulte profonde, nascoste alle masse, di pervenire dallo stato di miseria alla suprema beatitudine proprio attraverso i mezzi idonei per raggiungerla. Essa si snoda lungo i secoli attraverso un’ininterrotta e segreta catena tradizionale da Ermete Trismegisto (Thoth) a Pitagora, Platone, Seneca, Giamblico, Plotino, il giudaismo, gli gnostici, l’Islam, il sufismo, i Templari, Dante e, così, via. La gnosi templare, dunque, non è originale, ma discende dal sincretismo della Bibbia, dalla teologia, dal sufismo, dalla Qabbalah, dallo gnosticismo eretico e dal neoplatonismo. Essa è proprio una miscela che riesce a stendere un velo di silenzio sugli antichi misteri e si basa sull’ascesi neoplatonica dell’Eros corporeo a quello intellettuale e attuale attraverso il <em>vedere</em> e il <em>pensare</em> della filosofia neoplatonica di Plotino. Il vedere presuppone conoscere; conoscere implica, da un lato, penetrare e cogliere nella sua interezza l’oggetto del vedere, distinguendosi dal modo che tutti possono osservare, dall’altro, elevarsi dal mondo sensibile a quello dell’idea dell’oggetto stesso, come sostiene Platone, secondo un rituale ben preciso che richiede l’arte del fare ciò che deve essere fatto per potere contemplare <em>(pensare)</em> l’essenza di ciò che è la manifestazione o rivelazione terrena. L’Eros plotiniano, quindi, non è qualcosa a sé, ma è parte della stessa anima che spinge verso il mondo superiore, all’innalzamento e alla contemplazione dell’Assoluto, dell’Uno e del Bene, attraverso il superamento di tre gradini; Separazione dal mondo che ci è stato imposto; separazione dal mondo percepito dai nostri sensi; separazione, infine, dall’Intelligenza, dal Nous, per annullarci nella grande quiete piena di pace, allietata proprio dalla presenza dell’Uno. I tre gradini di Plotino sono : Eros corporeo, poetico ed attuale, quelli di Dante che, invece, danno l’accesso al Purgatorio che conduce alla felicità terrena sono di colore diverso: bianco e terso il primo, ruvido e crepato il secondo, rosso-sangue il terzo.<br />
Anche se tutto il pensiero teologico, filosofico e socio-politico di Dante sembri affondare le sue radici in quello di Gioachino da Fiore, dal quale muove i suoi primi passi, la sua vera Donna dello spirito, Beatrice, che è il nucleo centrale del suo pensiero sulla dottrina per la conquista della beatitudine e che permea tutte le sue opere, principalmente la Divina Commedia, ricalca interamente la gnosi templare, una conoscenza rigorosamente segreta che può essere rivelata ad altri iniziati solo mediante allegorie sia per non correre il rischio della profanazione, sia per evitare la persecuzione più o meno feroce, come quella toccata ai Templari, in Francia. Tutta la malinconia e tutta la gioia d’amore, narrate nella novella giovanile – <em>La vita nova</em> -, sono proprio manifestazione della gnosi templare sotto il nome di Beatrice, di rosso vestita a 9 anni, quando avviene l’incontro con la gnosi templare alla scuola di Brunetto Latini, di bianco a 18, come il loro mantello bianco e la croce rossa, quando diventerà cavaliere templare, mentre, nella Commedia, quando gli appare nella trasfigurazione del Paradiso terrestre, si aggiunge il verde, i tre colori delle tre virtù teologali: <em>Così dentro una nuvola di fiori // che da le mani angeliche saliva // e ricadeva in giù di dentro e di fori, // sovra candido vel cinta d’uliva // donna m’apparve, sotto verde manto // vestita di color di fiamma viva </em>(Pur. 30, 26-33), tutto espresso in un linguaggio accessibile solo agli iniziati, i quali, per il loro stato, devono essere molto discreti. La stessa cosa fa quando usa l’espressione: Le membra in terra sparte di Beatrice che può usare solo dopo la morte reale della Beatrice vera per designare i numerosi membri templari sparsi in tutta Italia, o, quando, alla fine delle prove iniziatiche, nel Paradiso terrestre, riporta il rimprovero di Beatrice per essersi fatto attendere così tanto: <em>“Guardaci ben! Ben son io, ben son Beatrice. // Come degnasti d’accedere al monte? // Non sapei che qui è l’uom felice?” </em>(Pur. 30, 73-75).<br />
Tutti i commentatori di tutti i tempi sostengono, inequivocabilmente, che Beatrice rappresenti la teologia ed hanno pienamente ragione. Ma badiamo bene che la gnosi templare per Dante è la vera teologia, perché il vero Cristianesimo è incarnato dall’Ordine templare e la sua difesa diventa, per lui, un preciso dovere. Nell’ultimo canto del Purgatorio, infatti: <em>Ma poi che l’altre vergini dier loco // a lei di dir, lega dritta in pé, // rispose, colorata come foco: // “Modicum, et non videbitis me; // et iterum, sorelle mie dilette, // modicum, et videbitis me.”</em> (Pur. 33, 7-12), parole latine tratte dal vangelo di San Giovanni con le quali Gesù, nell’ultima cena, annuncia la sua prossima morte e la sua resurrezione, che alludono non solo alla soppressione dei Templari e alla loro rinascita, come, ingenuamente, credeva Dante, ma anche al fatto che, per un certo tempo, la Chiesa si allontanerà dalla retta via e, in seguito, risorgerà riformata e corretta nei costumi: “ <em>Sappi che ‘l vaso che ‘l serpente ruppe, // fu e non è; ma chi n’ha colpa, creda // che vendetta di Dio non teme suppe. // Non sarà tutto tempo sanza reda // l’aguglia che lasciò le penne al carro, // per che divenne mostro e poscia preda; // Ch’io veggio certamente, e però il narro, // a darne tempo già le stelle propinque, // secure d’ogn’intoppo e d’ogne sbarro, // nel quale un cinquecento diece e cinque, // messo di Dio, anciderà la fuia // con quel gigante che con lei delinque” </em>(Pur. 33,34-45). Il rompicapo, qui, è il 515, anche se, a prima vista, sembra facile, ma bisogna diffidare, come ci raccomanda lo stesso Dante. Sarebbe troppo semplice cercare di individuare il DUX, posponendo la X del DXU, il 515 romano, in Arrigo VII di Lussemburgo, morto nel 1313, prima della Bolla di soppressione dell’Ordine, il restauratore della Chiesa spirituale, magari, perché no!, gioachimita, ma la sua morte prematura avrebbe dato a Dante il tempo e la possibilità, se non altro, di allungare quelle stelle propinque, invece, qui, si tratta di ben altro, formulare un enigma che ne caratterizzasse l’attività, sostiene Robert L. John, il quale ricorda che la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, operata da Zorobabele, avvenne proprio nel 515 a. C. e, quindi, qui, bisogna individuare chi avrebbe riconsacrato il Tempio templare e restaurato la stessa Chiesa dopo la profanazione di Filippo il Bello con la connivenza di Clemente V. D’altronde anche nel primo canto dell’Inferno parla di un veltro: <em>Molti son li animali a cui s’ammoglia, // e più saranno ancora, finché ‘l veltro // verrà, che la farà morir con doglia</em> (Inf. 1, 100-102). Dante, dunque, fino alla sua morte, era pienamente convinto che il templarismo e la sua Beatrice sarebbero risorti, anzi non sarebbero mai morti, perché il veltro era già nato ed era pienamente convinto che mai sarebbe sorto un impero universale, anche se ideale, perché umanamente irrealizzabile.<br />
A questo proposito, Cino da Pistoia osserva che <em>Là dove vide  la sua Beatrice // e quando ad Abraam guardò nel sino, // non riconobbe l’unica Fenice // che con Sion ricongiunge Appennino</em> Dante non avrebbe dovuto dire Roma, ma Appennino, Firenze, in quanto aveva capito che egli non intendeva nessun altro se non se stesso, senza rendersi conto che dante aveva impellente bisogno di nascondere la sua vera identità, mantenendo il massimo riserbo sul suo templarismo.<br />
Ha, perfettamente, ragione, dunque, René Guénon quando interpreta l’acronimo sul retro della medaglia con l’effigie di Dante: F.S.K.I.P.F.T., con: Fidei Sanctae (il grado più alto della Scala mistica ed origine delle varie scienze e delle varie arti) Kadosh (principe) Imperialis Principatus, Frater Templarius, cui egli pervenne, di certo, nella giovinezza sotto la guida di Brunetto Latini, insieme al chiericato, forse, in ambito templare, tanto che alla fine del suo viaggio ultraterreno (Par. 31^ canto) sceglie, come ulteriore guida, San Bernardo di Chiaravalle. Accanto, infatti, all’élite sociale dei cavalieri templari, la cui legittima discendenza aristocratica doveva essere comprovata, esisteva pure un’élite culturale che aveva dimestichezza col patrimonio culturale allegorico e simbolico tradizionale neoplatonico che contribuì, in modo decisivo, alla nascita, in letteratura, della poesia amorosa, mentre in architettura sviluppò la proiezione fantastica nelle cattedrali gotiche. Tutto questo spiega l’opera di Dante impostata sulla gnosi templare che, a sua volta, ricalca la concezione del neoplatonico Plotino, il quale, riprende Platone e tutto il bagaglio del mondo iniziatico tradizionale e lo trasmette allo gnosticismo eretico, al mondo arabo-persiano, al sufismo ed ai Templari. La vita dell’uomo, secondo Plotino, è irta di ostacoli e l’anima ha davanti a sé due vie, sia quella dell’oblio della vita superiore per precipitare sempre più in basso nel baratro, sia quella del ricordo e dell’ascesi, della liberazione e della contemplazione, in quanto essa è un frammento dell’anima universale, il Nous, di quell’anima che ha, da una parte, al di sopra, l’Uno, il <em>To en</em>, al di sotto, le <em>rationes seminales</em>. L’intero cosmo, per lui, rappresenta il teatro della vicenda spirituale umana che le anime abbandonano nel segno del cancro per discendere sulla terra e nel quale rientrano nel segno dell’ariete, dopo aver percorso le sfere planetarie per purificarsi. A spingere l’anima alla contemplazione dell’assoluto è l’<em>Eros</em>, l’amore, che non nasce mai dalla sola vista, ma anche dalla continua ripetuta vivificazione spirituale dell’immagine pensata spiritualmente, dal vedere e dal pensare, dunque, ed è dedizione dell’anima alla verità, alla bellezza, alla giustizia, alla pace. È un amore che spinge non solo alla propria felicità, ma anche a quella di tutta l’umanità. Non solo scavare oscure e profonde prigioni al vizio ed edificare templi alla virtù, ma anche lavorare per il bene e il progresso dell’umanità. La dottrina dantesca della salvazione dell’anima è imperniata sulla certezza che l’umanità deve tendere a due fini preposti da Dio, che consistono nel perseguire la felicità terrena e la felicità celeste, la <em>beatitudo temporalis</em> e la <em>beatitudo aeterna</em>. La ricerca di quest’ultima trascende la comprensione di ogni facoltà umana e impegna non solo la singola anima, ma anche quella di tutti gli uomini, perché è un dovere di tutti contribuire alla felicità eterna degli altri anche se nessuno può adempiere per un altro quello che è una prerogativa personale. Per beatitudine terrena egli intende un ordinamento che assicuri ad ogni individuo la pace e la giustizia, nonché la libertà di sviluppare e conformare la propria vita secondo le sue capacità e disposizioni.<br />
La ricerca della felicità non significa ricerca smodata dei piaceri della vita, perché presuppone una profonda serietà morale. Le due beatitudini, poi, rappresentano il coronamento delle due forme di vita umana: la vita attiva e la vita contemplativa che comprendono, la prima, attività che vengono realizzate mediante atti di volontà infiammata d’amore, come quelle materiali, professionali e politiche, e, la seconda, invece, attività che vengono realizzate dalla facoltà della conoscenza, come le religiose, le scientifiche e le artistiche. Dante, come tutti, d’altronde, attribuisce alla felicità che deriva dalla vita contemplativa un valore preminente, poiché l’essenza della visione di Dio per l’eternità che impregna di beatitudine l’anima umana è superiore alla volontà infiammata d’amore. La conquista della felicità celeste si basa sull’esercizio delle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, mentre quella della felicità terrena si basa su quelle cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, di cui anche la filosofia classica aveva riconosciuto l’importanza. Le due beatitudini sono interdipendenti ed è impossibile che sussista l’una senza l’altra. Simbolo della felicità terrena è il paradiso terrestre, mentre quello della beatitudine eterna è il paradiso celeste, cui si perviene dopo quello terrestre.<br />
Dante considera l‘umanità come un tutt’uno e, poiché in essa sussistono debolezza, stoltezza, sfrenatezza e ingiustizia, proprie della sua natura, per essa diventa impossibile raggiungere la beatitudine eterna, allora è necessaria una guida capace di assicurarle, principalmente, la giustizia e la pace e questa guida è esclusivamente l’impero universale, una guida conforme ai dettami della ragione filosofica, che metta proprio sullo stesso piano e nelle condizioni di pervenire alla felicità eterna tutta l’umanità che, in caso contrario, cadrebbe nella disperazione. Anche per raggiungere la felicita celeste è necessaria all’umanità, come tutt’uno, una guida infallibile secondo la teologia, il papato. Al primo che tramite la benedizione papale riceve la luce della grazia che consente di operare con giustizia e rettitudine spetta la guida materiale, al secondo la spirituale ed entrambi, nel loro ministero, sono indipendenti, perché le loro funzioni sono diverse, ma devono agire in sintonia ed in piena armonia, in quanto il loro operare è basato sul rispetto reciproco, anche se l’imperatore deve al papato il rispetto che il primogenito deve al proprio genitore, cui deve succedere nella guida della famiglia nella concezione patriarcale, come espresso in maniera brillante, principalmente, nel De monarchia, dove dice espressamente: “Usi Cesare verso Pietro quella riverenza che il figlio primogenito deve usare verso il padre, affinché, illuminato della luce della paterna grazia, spanda i suoi raggi più felicemente sulla terra, cui è stato preposto da Colui che solo è governatore di tutte le cose spirituali e temporali”. Per Dante entrambi i poteri, quello temporale, l’impero, e quello spirituale, il papato, spettano, per diritto divino, al popolo romano, in quanto il primo, dopo il peccato originale, è sorto per preparare il terreno al secondo. La roccia sorvolata dall’aquila era Roma, la città, in cui Cesare continuava a vivere come imperatore e Pietro come papa ed in cui l’Aquila imperiale riceveva la luce dalla Croce e la Croce riceveva la forza e la protezione dall’Aquila. L’Aquila e la Croce erano molto care a Dante non perché erano emblemi dell’imperatore e del papato, ma perché erano raffigurate nello stemma nel Gran Maestro dei Templari, i quali erano convinti assertori del connubio delle due guide universali. Non rappresentava un ostacolo a quel connubio il fatto che il papato era un’entità sopranazionale e soprannaturale, mentre l’impero non aveva le stesse caratteristiche, ma per Dante non costituiva, dati i tempi, un anacronismo, né un problema di amministrazione nazionale, data la contemporanea nascita degli Stati nazionali, perché rappresentava un principio che aveva attinenza all’intima compagine di tutto il genere umano al di sopra delle etnie.<br />
Tuttavia, in quel tempo, i due poteri che avrebbero dovuto guidare l’umanità alla riconquista delle due beatitudini perse col peccato originale non erano nelle condizioni di esercitare la loro funzione ed, allora, ecco offrirsi al popolo, quale novello Salvatore <em>(ch’io te sopra te corono e mitrio</em>, gli dice Virgilio- Pur. 27,142), Dante che dà vita alla sua immortale opera, la Divina Commedia, che non è solo intrisa di allegoria poetica, ma anche di allegoria filosofica, la ragione umana, e teologica, l’<em>evangelium aeternum</em>, in cui è espresso il senso più alto della Sacra Scrittura che si rivela tramite una particolare illuminazione. La Commedia gli serve sia per divulgare e difendere la dottrina templare, sia per mettere alla berlina i suoi nemici, come egli spiega nella lettera a Can Grande della Scala: <em>non ad speculandum, ma ad opus per removere viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis</em>. Dante sapeva che l’originaria unione con Dio, persa col peccato originale, non poteva essere recuperata dalla forza di un’umanità caduta, ma era stata necessaria la morte espiatrice di Cristo con la croce e con i chiodi. Da quel momento l’umanità scopre dentro di sé una forza di volontà da spingere l’intelletto che non ha perso ogni rapporto con la sfera religiosa al recupero dei perduti sensi per dare vita ad una vita contemplativa restaurata.<br />
Dante inizia il suo viaggio di redenzione nell’aldilà il venerdì, 8 aprile 1300 e lo completa giovedì 14 aprile 1300, proprio nel periodo della redenzione operata da Cristo che lo inquadra in linea con l’ortodossia cristiana senza la preoccupazione di dover celare la sua iniziazione, come fa, rivolgendosi ai non iniziati per invitarli a cogliere la sostanza della sua disquisizione, nel commento alla prima canzone del Convivio, <em>Voi che intendendo il terzo ciel movete</em>: “O uomini che vedere non potete la sentenza di questa canzone, non la rifiutate, ma ponete mente alla sua bellezza, che è grande sì per la costruzione, la quale si perviene alli grammatici; sì per l’ordine del sermone che si perviene alli rettorici; sì per il numero delle sue parti, che si perviene alli musici”, mentre si preoccupa di camuffare la sua appartenenza all’Ordine. Ma, quando inveisce contro i più accaniti nemici dell’Ordine, contro i suoi nemici dell’Aquila e della Croce, contro i propri nemici che non esita condannarli nella Giudecca, non sempre riesce a controllarsi, come nel caso di Filippo il Bello, perito otto mesi dopo la morte sul rogo del de Molay, <em>Veggio il nuovo Pilato sì crudele, // che ciò nol sazia, ma senza decreto, // porta nel Tempio le cupide vele. // O Segnor mio, quando sarò lieto // a veder la vendetta che, nascosa, // fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?</em> (Pur. 20, 91-96), anche se per un episodio che non ha nulla a che vedere con i Templari, o di Clemente V che condanna ben sei volte nell’Inferno e che chiama <em>“un pastor sanza legge”</em>, mentre nel Paradiso, addirittura, tramite San Pietro, gli nega la legittimità del soglio pontificio: <em>Quelli che usurpa in terra il luogo mio, // il luogo mio il luogo mio, che vaca // nella presenza del figliuol di Dio, // fatt’ha del cimitero mio cloaca … </em>(Par. 27, 22-26). Per Dante, infatti, Clemente V è un usurpatore nell’elezione al papato, nella convocazione del Concilio di Vienne, nella canonizzazione di Celestino V, fortemente voluta da Filippo il Bello in opposizione a Bonifacio VIII che lo aveva scomunicato, e, principalmente, nella soppressione dell’Ordine dei Templari, oltre che nella sospensione della scomunica all’acerrimo nemico dei Templari, il Nogaret, inflittagli da Benedetto IX per l’attentato di Anagni del 7 settembre 1303, definito un attacco contro Cristo stesso da Dante, pur con tutto l’odio verso Bonifacio VIII che condanna ben tre volte nell’Inferno.<br />
Ancora in un episodio allegorico abbiamo rappresentata la funzione della Croce e dell’Aquila che con papa Clemente V e Filippo II il Bello conoscono entrambi il periodo più nero. E’ la settima visione della vita della Chiesa che Beatrice, dopo aver rimproverato Dante d’essersi allontanato da lei dopo la sua morte,  <em>Mai non t’appresentò natura o arte // piacer, quanto le belle memebre in ch’io // richiusa fui, e che so’ in terra sparte</em> //, lo vede col mento in giù, <em>alza la barba </em>gli dice, con esplicito richiamo ai Templari che non avevano rinnegato l’Ordine, per fargli osservare il grifone <em>ch’è sola una persona in due nature</em> (aquila e leone, l’umanità e la divinità di Cristo). Dante, vedendola splendere <em>Sotto ‘l suo velo e oltre la rivera // vincer parsemi più se stessa antica //vincer che l’altre qui, quand’ella c’era</em> (Pur. 31, 82-84), svenne e quando rinvenne si ritrovò immerso nel Leté e, sostenuto da Matelda, bevve di quell’acqua. Indi, scortato dalle sette sorelle – le virtù cardinali e le teologali – dinanzi al carro che si trovava sotto l’albero della conoscenza, egli vide il grifone riflettersi negli occhi di Beatrice <em>Mentre che piena di stupore e lieta // l’anima mia gustava di quel cibo // che, saziando di sé, di sé asseta</em> (Pur. 31, 130-132), le tre virtù teologali cantavano <em>“Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi” // era la sua canzone, “al tuo fedele” // che, per vederti, ha mossi passi tanti! // Per grazia fa noi grazia che disvele // a lui la bocca tua, sì che discerna // la seconda bellezza che tu cele”</em> (Pur. 31, 133-138). Dante, poi, svenne di nuovo al dolce suono di un’altra armonia e, quando rinvenne, si ritrovò solo con Beatrice seduta sotto l’albero assieme alle sette sorelle, la quale gli disse: <em>“ Qui sarai tu poco tempo silvano; // e sarai meco sanza fina cive // di quella Roma onde Cristo. // Però, in pro del mondo che mal vive, // al carro or tieni, e quel che vedi, // ritornato di là, fa che tu scrive”</em> (Pur. 32, 100-105). A questo punto Dante, tramite Beatrice, ha le sette visioni allegoriche della storia della Chiesa, già descritte da Ubertino da Casale nell’Arbor vitae: la prima rappresenta la persecuzione con l’Aquila di Giove colpisce violentemente il carro; la seconda il periodo delle eresie con l’apparizione d’una volpe affamata che cerca di annidarsi dentro il carro; la terza la donazione di Costantino con l’Aquila che lascia sul carro parte delle sue piume e dal cielo si sentì una voce piena di rammarico<em> “O navicella mia com’ mal se’ carca!”</em> (Pur. 323- 129); la quarta mostra un drago che sbuca dalla terra, è l’avvento dell’Islam che tolse alla Chiesa fiorenti regioni della fede; la quinta il carro che si copre con le penne che L’Aquila aveva perso col preciso intento di mostrare l’Ecclesia carnalis che si ammanta di ricchezze e di potere politico; la sesta mostra tre teste bicornute che erompono dal timone del carro e quattro teste cornute che erompono dai quattro angoli del carro che rappresentano i sette peccati capitali, di cui i primi tre più gravi e i quattro meno per additare le ricchezze della Chiesa feudale, impigliata in alleanze politiche e militari; la settima, quella che, qui, ci interessa più d’ogni altra, mostra una puttana sul carro con al suo fianco un gigante <em>e</em> <em>basciavansi insieme alcuna volta. // Ma perché l’occhio cupido e vagante // a me rivolse, quel feroce drudo // la flagellò dal capo infin le piante; // poi di sospetto e d’ira crudo, // disciolse il mostro, e trassel per la selva // tanto che sol di lei mi fece scudo, //  a la puttana e a la nova belva </em>(Pur. 32, 153-160). Qui sono rappresentati proprio Clemente V e Filippo II il Bello che vanno d’amore e d’accordo contro i Templari e se, qualche volta, il papa guarda Dante templare con interesse, quasi mostrando dei dubbi sulla sua colpevolezza, il re lo mette alla berlina e lo fa tornare sui suoi passi togliendolo alla vista di Dante.<br />
Invece, pur essendo stato il Nogaret il principale nemico dei Templari dopo Filippo IV, Dante non lo cita nella sua Commedia, se non di sfuggita, quando incontra Ugo Capeto, cui fa dire: <em>veggio in </em>Alagna<em> intrar lo fiordaliso // e nel vicario suo Cristo esser catto. // Veggiolo un’altra volta esser deriso; // Veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele, // e tra vivi ladroni esser inciso</em> (Pur. 20, 86-90), dove i <em>vivi</em> ladroni sono il Nogaret  e Sciarra Colonna, che non periranno sulla croce come i due ladroni, ma di morte naturale. Solo che, oggi, i massoni di Rito scozzese, prima dell’ammissione al 30^ grado di cavaliere kadosh, devono maledire Clemente V, Filippo il Bello e Noffo Dei; quelli dell’ammissione al 33^ grado di Sovrano Grande Ispettore, invece, incontrano uno scheletro che regge una bandiera templare e un pugnale sguainato che, di certo, indica il Nogaret.<br />
Un caso a parte si presenta il fiorentino Noffo Dei, o Noffo Deghi, Noveri Dey, Nofri Dei, Noffo Dey, Naffus Doghi, Naffus in Francia, agente di una Compagnia bancaria lombarda in Champagne che lavorava per la banca fiorentina di Ranieri Iacobi, che aveva l’ufficio principale a Sens. Questi, tra il 1288 e il 1290, e il suo committente erano al servizio del grande banchiere Ceperello Diotaiuti di Prato, per il quale incassavano decime ed entrate diverse che versavano per Filippo il Bello alla sede dei Templari, e, in tale veste, accusato di irregolari sottrazioni fu arrestato ed  imprigionato insieme a Jean de Calais, canonico di Saint-Etienne de Troyes che aveva perpetrato simili irregolarità ai danni della regina Giovanna di Francia e Navarra, moglie di Filippo il Bello. Jean de Calais riuscì a fuggire e della fuga fu accusato il suo vescovo Guichard de Troyes che, nella lotta tra Bonifacio VIII e il re di Francia, aveva parteggiato per il papa e, quindi, si presentava l’occasione per rendergli pan per focaccia, tanto più che Noffo lo accusava di ogni misfatto: eresia, stregoneria, sodomia, usura, simonia, veneficio e, addirittura, che, con le sue arti infernali, aveva causato la morte della regina Giovanna. Mentre Noffo Dei veniva scarcerato per i suoi servigi alla giustizia, il vescovo subì due processi: nel primo, per veneficio, fu assolto; durante la celebrazione del secondo processo che lo avrebbe mandato al rogo,<br />
Noffo Dei fu incarcerato per la seconda volta e condannato ad essere impiccato, ma, prima dell’impiccagione dichiarò che le sue accuse contro il vescovo erano infondate ed il vescovo fu assolto anche stavolta, ma non reintegrato nella sua diocesi; fu trasferito da Clemente V a Djakovar, in Bosnia.<br />
Noffo Dei non accusò solo il vescovo Guichard, ma infierì anche contro i Templari; anzi fu il principale promotore di tutte le accuse, e Dante non mancò di rendergli la pariglia, condannandolo all’Inferno senza mai nominarlo per non farsi riconoscere come templare e farsi, prima, scomunicare e, poi, condannare al rogo. In nessun punto della Commedia si trova un’esplicita condanna di Noffo Dei, eppure egli che sarà impiccato a Parigi nel 1313 si trova, già, all’Inferno il sabato santo del 1300, nel più profondo degli abissi, nel nono cerchio, nella Tolomea, dove sono puniti i traditori degli amici e degli ospiti e dove le loro anime precipitano tosto che compiono il misfatto, mentre il loro corpo continua a vivere, come dice l’anima di frate Alberigo: <em>Cotal vantaggio ha questa Tolomea, // che spesse volte l’anima ci cade // innanzi ch’Atropòs mossa le dea. // E perché tu più volentieri mi rade // le ‘nvetriate lacrime dal volto, // sappie che tosto che l’anima trade // come fec’io, il corpo suo l’è tolto // da un demonio, che poscia il governa // mentre che ‘l tempo suo tutto sia volto. // Ella ruina in sì fatta cisterna: // e forse pare ancor lo corpo suso // dell’ombra che di qua dietro mi verna. </em>(Inf. 33, 124-137). Ecco l’anima di Noffo Dei: <em>e forse pare ancor lo corpo suso // dell’ombra che di qua dietro mi verna</em>,  sostituita da Gerione, il demone della frode, della perfidia e del tradimento, che Dante ha tratteggiato in modo da farcelo riconoscere come sostituto proprio di Noffo Dei. Dopo che i due poeti oltrepassano i tre gironi, dove sono puniti i violenti, giungono sull’orlo di un precipizio e, qui, Virgilio ordina a Dante di sciogliersi la corda che cinge i suoi fianchi; <em>Io avea una corda intorno cinta, // e con essa pensai alcuna volta // prender la lonza alla pelle dipinta. // Poscia che l’ebbi tutta da me sciolta, // sì come ‘l duca m’avea comandato, // porsila a lui aggroppata e ravvolta. // Ond’ei si volse inver lo destro lato, // e alquanto di lunge dalla sponda // la gittò giuso in quell’alto burrato. </em>(Inf. 16, 106-114). La corda non è il cordone francescano, simbolo di povertà e umiltà che Dante chiama capestro, ma la cintura che San Bernardo aveva prescritto ai Templari di portarla giorno e notte e che ha la virtù di attirare dal suo abisso Gerione che è il patrono infernale di tutti i truffatori ma che dimora nel fondo dell’Inferno tra i traditori, in quanto egli scopre non solo che essa è caduta dal punto in cui si trovano gli usurai fiorentini e lombardi, ma anche che ha di fronte un templare. Questo provoca in Gerione un certo ritardo nell’eseguire il comando di Virgilio di farlo salire su e Dante, quasi, si preoccupa, ma la guida … <em>Tosto verrà di sovra // ciò ch’io attendo e che il tuo pensier sogna; // tosto convien ch’al tuo viso si scovra”. Ecco, che cosa Dante sogna e che cosa scovra? Lo scopriremo presto, intanto, ch’io vidi per quell’aere grosso e scuro // venir notando una figura in suso, // meravigliosa ad ogne cor sicuro </em>(Inf. 16, 121-123, 130-132).<br />
<em /></p>
<p><em>        “Ecco la fiera con la coda aguzza // che passa i monti; e rompe i muri e l’armi! Ecco colei che tutto il mondo appuzza!”</em>, disse Virgilio e gli ordinò d’avvicinarsi <em>E quella sozza imagine di froda // sen venne, ed arrivò la testa e ‘l busto, // ma ‘n su la riva non trasse la coda. // La faccia era faccia d’uom giusto, // tanto benigna avea di fuor la pelle, // e d’ un serpente tutto l’altro fusto; // lo dosso e ‘l petto e ambedue le coste // dipinti avea di nodi e di rotelle. // … Nel vano tutta sua coda guizzava, // torcendo in su la velenosa forca // ch’a guisa di scorpion la punta ornava. // </em>lo duca mio:<em> “Or convien che si torca // la nostra via un poco insino a quella // bestia malvagia che colà si corca” </em>(Inf: 17, 1-3, 7-15, 25-27). Così andando Dante passa in rassegna i falsari finché non giunge là dove lo attendono Virgilio, già in groppa, e Gerione che … <em>distorse la bocca e di fuori trasse // la lingua, come bue che ‘l naso lecchi … “ Or sie forte e ardito. // Omai si scende per sì fatte scale; // monta dinanzi, ch’io voglio esser mezzo, // sì che la coda non possa far male”</em> (Inf: !/, 74-75, 81-84). Anche Virgilio, oltre a Dante, teme che Gerione che ha tutti i tratti infernali di Noffo Dei, il supertraditore dei Templari, al quale il poeta è riuscito ad assegnare, nella maniera più anonima possibile, il posto che gli spetta nell’Inferno, possa tentare di colpirlo proditoriamente. Ma, qui, c’e anche un’altra dichiarazione di Dante templare. Egli, salendo in groppa a Gerione in coppia con Virgilio, ha voluto riprodurre il più antico sigillo dei Gran Maestri templari che raffigura due cavalieri in groppa allo stesso cavallo.<br />
A questo punto devo umilmente dichiarare che, in tanti anni di insegnamento, pur nutrendo per Dante e le sue opere una particolare predilezione e pur essendo quasi certo di una sua particolare iniziazione a qualche Ordine, mai e poi mai mi sfiorò l’idea che egli fosse così vicino al culto verso i Templari che in me andava sempre più crescendo. In passato avevo una vaga idea che in tutte le opere dantesche vi fosse un’unità intrinseca che le accomunava; oggi ne sono perfettamente convinto e sono certo che, se egli fosse vissuto più a lungo, avrebbe portato a compimento anche quelle opere che sembrano, a prima vista, meno connesse e lasciate in sospeso e non abbandonate, come qualcuno osa dire. Certo la fine dolorosissima per lui dei Templari portò uno scompiglio nei suoi piani ed in quello che egli riteneva il suo compito precipuo, quello di educatore e di propugnatore della giustizia e della pace sociale che avrebbero dovuto trovare, col coinvolgimento di tutti, la naturale confluenza nel rinnovo spirituale operato dall’amore. Mi spiego sotto questo profilo il suo sogno di Roma caput mundi e ce lo conferma il suo Veglio di Creta, in linea con la sua concezione templare.<br />
<em> </em></p>
<p><em>        In mezzo mar siede un paese guasto // … che s’appella Creta, // … Una montagna v’è che già fu lieta // d’acqua e di fronde, che si chiama Ida // Or è diserta come cosa vieta // … Dentro dal monte sta dritto un gran veglio, // che tien volte le spalle inver Dammiata // e Roma guarda come süo speglio. // La sua testa è di fin oro formata, // e pure argento son le braccia e ‘l petto, // poi è di rame infino alla forcata; // da indi in giuso è tutto ferro eletto, // salvo che ‘l destro piede è terra cotta; // e sta ‘n su quel, più che ‘n su l’altro, eretto. // Ciascuna parte, fuor che l’oro, è rotta // d’una fessura che lagrime goccia, // le quali, accolte, foran quella grotta. </em>(Inf. 14, 94-99, 103-114). La statua del veglio guarda verso Roma perché la monarchia universale che passò dall’Egitto (Damietta) all’impero romano con Augusto che dopo la battaglia d’Azio pacificò il mondo, come pure il Cristianesimo passò dalla Palestina a Roma per rinnovare il legame tra Dio e l’uomo attraverso Roma, <em>caput mundi</em>, i due poteri che avrebbero dovuto rendere felice l’umanità. Ma la statua guasta simboleggia la miseria che attanaglia proprio l’umanità, in quanto, attorno alle sue acque, hanno fatto naufragio sia Enea, il simbolo dell’Aquila, che Paolo, il simbolo della Croce. Il fatto, poi, che la statua dalla falcata in giù è di fino ferro, fuorché nel piede destro che è di terracotta, e che essa si regge, principalmente, sul piede più debole, sta a ribadire la fiducia nella venuta del veltro, la perfezione umana, il numero 6, con la rinascita del templarismo.<br />
Prima di lasciare ad altri la rielaborazione più approfondita della gnosi templare in Dante, mi è d’obbligo mantenere la promessa di richiamare la sua predilezione per il numero 13 con la citazione di due episodi, uno del Paradiso e l’altro del Purgatorio. Nel cielo del Sole, in Paradiso, dove incontra gli spiriti sapienti che formano delle corone che ruotano intorno a se stesse, si soffermano a parlare con Dante San Tommaso e San Bonaventura in due corone diverse con il primo, domenicano, che fa gli elogi di San Francesco e il secondo, francescano, che fa gli elogi di San Domenico. Le corone sono formate da 12 anime ciascuna, diventano 13 con Dante, in quanto ognuna lo avvolge, mentre parla uno degli spiriti eletti. L’altro episodio riguarda la minaccia del serpente nella valletta dei principi. Siamo la sera della pasqua del 1300, ormai il sole è tramontato ed ai due poeti non è più permesso proseguire. Nella conca fiorita e profumata di diversi odori, i principi che sulla terra avevano trascurato di attendere ai loro doveri attendono di essere ammessi nel Purgatorio per espiare i loro peccati. Anche qui sono in 13, come in un capitolo templare, 11 i principi con Sordello e con i due poeti 13. Qui, anzi, viene fuori un altro riconoscimento, durante la preghiera per invocare l’aiuto divino contro il serpente tentatore che, puntualmente, si presenta ogni sera, essi volgono verso oriente che rappresentava un altro metodo di riconoscimento degli adepti templari, prima che un’anima intonasse l’inno di compieta <em>“Te lucis ante” sì devotamente // le uscio di bocca e con sì dolci note, // che fece me a me uscir di mente</em> (Pur: 8, 13-15). Poi, Dante stesso prosegue: <em>Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero, // che ‘l velo è ora ben tanto sottile, // certo che ‘l trapassar dentro è leggero</em> (Pur. 8,19-21), perché vide quelle anime che ansiose guardavano insù, dove vide scendere giù due angeli con le spade sguainate, ma spuntate, e mettersi ai fianchi delle anime dei Templari per proteggerle – gli 11 spiriti dei principi, poiché anche Sordello, pur se menestrello, era un principe -. Allora Sordello spiegò che provenivano dal grembo di Maria per mettere in fuga il serpente che sarebbe apparso di lì a poco. Il serpente, qui, rappresenta la Bolla di Clemente V del 30 dicembre 1308 indirizzata da Tolosa al re Giacomo II d’Aragona, intitolata <em>Callidi serpentis</em>, con la quale ordinava a tutti i principi cristiani di promuovere processi contro i Templari e obbligarli a confessare per poi consegnarli all’autorità vescovile. Il vero serpente, dunque,  è Clemente V che insidiava non solo quelle anime sulla via della santificazione che riescono a salvarsi con l’aiuto mandato da Maria che era proprio la patrona dei Templari, ma aveva perso anche ogni ritegno con l’ordine di applicare la tortura per obbligare i Templari a confessare con la Bolla del18 marzo 1311.<br />
All’episodio della cacciata del serpente tentatore dai due angeli nella valletta dei principi bisogna aggiungere lo sdegno dei santi e di San Pier Damiani che pronuncia un violento discorso contro i porporati: <em>Or voglion quinci e quindi chi rincalzi // li moderni pastori e chi li meni // tanto son gravi, e chi di retro li alzi. // Cuopron d’i manti i loro palafreni, // sì che due bestie van sott’una pelle: // oh pazienza che tanto sostieni! //</em> (Par. 21, 130-135). Questi versi sono lo sfogo e l’invettiva di San Pier Damiani contro l’Ecclesia carnalis che Dante fa finta di non capire per dare adito a Beatrice di chiarire il senso e portata delle sue parole e contro chi erano dirette: <em>Mi disse: “ non sai tu che tu se’ in cielo? // e non sai che ‘l cielo è tutto santo, // e ciò che ci si fa vien da buon zelo? // Come t’avrebbe trasmutato il canto, // e io ridendo, mo pensar lo puoi, // poscia che il grido t’ha mosso cotanto; // qual, se ‘nteso avessi i prieghi suoi, // già ti sarebbe nota la vendetta // che tu vedrai prima che tu muoi. // La spada di qua su non taglia in fretta // né tardo, ma’ ch’al parer di colui // che disiando o temendo t’aspetta. </em>(Par. 22, 7-15). Il riferimento, qui, è preciso, il richiamo alla leggenda che il de Molay avrebbe chiamato Clemente V e Filippo il Bello dinanzi al tribunal di Dio, il primo entro 40 giorni, il secondo entro 40 settimane, dall’11 marzo 1314. Il papa morì il 20 aprile, Filippo il 29 novembre; il Nogaret e il Noffo Dei erano, già, morti nel 1313. La giusta vendetta era compiuta, mentre Dante fortificherà se stesso, dopo la preghiera di San Bernardo alla Vergine di permettere al suo protetto di affondare il suo viso in quello della seconda persona della Trinità per acquistare la capacità di mantenere sempre viva la fiaccola templare per la salvezza del genere umano: <em>Quella circulazion che sì concetta // pareva in te come lume riflesso, // da li occhi miei alquanto circunspetta, // dentro di sé, del suo color stesso, // mi parve pinta della nostra effigie: // per che ‘l mio viso in lei tutto era messo </em>(Par. 33. 127-132).<br />
A questo punto, bisogna chiedersi come mai Dante che è da ritenersi l’unico vero adepto della gnosi templare non abbia mai parlato <em>esplicitamente</em> della Grande Opera, quando essa prevede, senza ombra di dubbio, anche l’apprendimento dei mezzi tecnici, dei metodi di lavoro, per operare la trasmutazione. Che dico? Si potrebbe dire che abbia voglia di scherzare o, forse e meglio, di provocarvi. La sua Divina Commedia trabocca di Grande Opera: la Nigredo, l’Opera al nero, è espressa in modo dettagliato nella prima Cantica, l’Inferno; l’Albedo, l’Opera al bianco, nella seconda, il Purgatorio; la Rubedo, l’opera al rosso, nella terza, il Paradiso. Tutte e tre le fasi del <em>regressum ad uterum</em> sono trattate con una dovizia di particolari e con una gradazione, in crescendo, proprio eccezionali, e ognuna non è ripetuta solo sette volte, secondo la tecnica tradizionale, ma ben dieci volte, secondo la piena manifestazione. Nella prima Cantica, sono analizzati i sette peccati capitali, preceduti dalla selva oscura e dagli ignavi con gli atei nella città di Dite; nella seconda, si scontano le pene dei sette peccati alla luce delle virtù cardinali e teologali, mentre sono in attesa dell’espiazione le anime delle tre categorie dei negligenti: morti da scomunicati, convertiti in punto di morte e dei morti per violenza; nella terza, sono osannate le anime secondo le sette arti liberali con la scienza naturale (matematica e fisica) e la scienza morale (l’etica), cooperate dalle nove gerarchie angeliche, mentre, al vertice, avviene la glorificazione della Teologia, nella Candida Rosa. Il tutto è trattato in modo così preciso e perfetto che non lascia trapelare, giustamente, qual è il vero intento dell’opera ai profani, com’è giusto che sia.<br />
Propugnando, infatti, Roma come sede dell’impero e del papato, egli riesce a mascherare egregiamente la sua vera identità. Per lui è alla foce del Tevere che l’angelo nocchiero imbarca le anime, varca le colonne d’Ercole e approda felicemente sulla riva del Purgatorio, dove il musico Casella allieta col suo canto la fatica di Dante, perché procede secondo gli auspici delle due autorità, impero e papato, preposte per la felicità dell’umanità, mentre Ulisse che ne è privo, pur varcando incolume le colonne d’Ercole, farà naufragio dinanzi alla meta agognata. La tradizione è unica, come unica è la dimensione iniziatica ed esoterica della morte simbolica, quella che permette di penetrare in quell’inconscio primordiale che, illuminato dalla luce dell’iniziazione, diventa conscio attraverso l’abbraccio uroborico con la Grande Madre, la totalità ctonia ed archetipa, dove tutto è vitalità e materia vivente, anzi un <em>tripode ardente</em>, dice Goethe nel <em>Faust</em>, e, quand’anche dovesse affievolirsi, rinasce più rigogliosa di prima, come l’araba fenice o l’anima dell’uomo.
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		<title>Solstizio d’inverno 2006</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Dec 2006 20:13:29 +0000</pubDate>
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		<category>Arco Reale</category>

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		<description><![CDATA[In ogni tempo ed in ogni luogo l’umanità, partendo dall’osservazione delle leggi naturali che presiedono al mantenimento della vita sulla Terra - l’alternarsi ciclico delle stagioni ed il moto apparente del Sole nel corso dell’anno - ha cercato di ricollegarsi analogicamente con i piani spirituali.
Alcuni esempi:
- I Romani con i Saturnali che si svolgevano il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In ogni tempo ed in ogni luogo l’umanità, partendo dall’osservazione delle leggi naturali che presiedono al mantenimento della vita sulla Terra - l’alternarsi ciclico delle stagioni ed il moto apparente del Sole nel corso dell’anno - ha cercato di ricollegarsi analogicamente con i piani spirituali.<br />
Alcuni esempi:<br />
- I Romani con i Saturnali che si svolgevano il 17 dicembre, mantenevano vivo, appunto, il culto di Saturno, custode della porta solstiziale invernale, la porta nord dell’edificio sacro, attraverso la quale le anime iniziavano l’ascesa verso lo stato di perfezione dell’umanità primordiale;<br />
- Per la religione cristiana la posizione del Sole nel punto più basso dell’eclittica ha assunto un valore simbolico così importante, da celebrare in tale periodo il culto del Natale e la venerazione di San Giovanni l’Evangelista;<br />
- Ed ancora, le particolari liturgie che vengono eseguite ai nostri giorni in ben determinate zone della Terra al sorgere della luce equinoziale o solstiziale, la riproposizione di antiche festività, come quella mitrahica del “Natalis solis invicti” che si celebra il 25 dicembre a Roma, sono tracce che ben si accordano con l’avvicinamento ai richiami di una tradizione arcaica che si vuole tenere viva.<br />
Questo processo di rinnovamento del ciclo cosmico non poteva non trovare un posto di primo piano nella Tradizione iniziatica che attraverso forme rituali fornisce agli adepti metodi di approfondimento della Scienza Sacra.<br />
La celebrazione del solstizio d’inverno offre l’occasione per richiamare la nostra attenzione su una problematica che da alcuni anni si ripresenta durante la cerimonia di esaltazione al Sublime Grado dell’Arco Reale in alcuni Capitoli dove è in uso il cosiddetto Rituale Ridotto, un compendio del Rituale completo in uso, approvato nella 37a Assemblea Triennale del Gran Capitolo Generale Internazionale dell’Ottobre 1918 e con le modifiche approvate nella 54a del 1969.<br />
Abbiamo avuto modo di rilevare come le varie edizioni dei Rituali Ridotti differiscano tra loro nella parte relativa ai Lavori di conferimento del Grado di Maestro dell’Arco Reale. Qualora, poi, questo variegato mosaico di rituali sia in uso contemporaneamente nello stesso Capitolo, è facile immaginare le possibili difficoltà che si incontrerebbero nello svolgimento di una cerimonia così importante e la conseguente perdita di solennità della stessa.<br />
Inoltre, all’insaputa de Grandi Dignitari, sono state operate ulteriori manipolazioni personali per adattare il Rituale alle possibilità organizzative dei Capitoli. A scanso di equivoci preciso che leggo queste operazioni come innocenti iniziative dettate da esigenze organizzative, che non necessitano di cure eccessive. Tuttavia danno l’impressione dell’esistenza di fraintendimenti sul significato e la funzione della ritualità, e, pur non intaccando la corrispondenza alla Tradizione Iniziatica del Rito, aumentano, di fatto la confusione. Ciò mi impone di mantenere ferma la barra del rigore nello studio della natura autentica delle scuole iniziatiche e nell’interiorizzazione dei loro principi.<br />
I Rituali non sono un vuoto cerimoniale, ma espressione simbolica della dottrina del particolare Corpo Rituale e fungono da stimolo allo studio ed alla ricerca. In quanto strumenti di regolarità e di validità esoterica e spirituale, sono parte del patrimonio intrinseco di ogni comunione iniziatica che va scrupolosamente salvaguardato, attengono alle sue radici ed alle sue caratteristiche, ed indicano un terreno comune ove si radicano principi nei quali tutti i componenti devono riconoscersi. Essi non appartengono né ad un luogo geografico, né ad un tempo storico, perché ne superano gli aspetti materiali e contingenti. La loro pratica, lo studio e la meditazione sono atti consapevoli di un modo di perpetuare la Tradizione e necessari per riaffermare l’identità degli adepti.<br />
L’importanza dell’argomento mi ha indotto a considerazioni e riflessioni di carattere generale che mi sento in dovere di esternare quali contributi ad una sua maggiore chiarezza.<br />
Gli ideali delle famiglie massoniche, pur con le connotazioni proprie di ognuna, sono e non possono non essere comuni. Quindi, se è vero che rex in domo sua est imperator e che l’autonomia di un gruppo massonico è un fatto indiscusso e vigente come espressione di alta democrazia, è altrettanto vero che il gruppo è tenuto moralmente ad attuare gli indirizzi provenienti dai principi fondamentali che ispirano e guidano le azioni dei massoni. In particolare, il principio di uguaglianza, senza sminuire quell’autonomia, permette a ciascuno di sviluppare la propria identità e rafforzarla nella libera scelta di procedere verso la saggezza iniziatica.<br />
Se i Fratelli restano ancorati agli autentici ideali della Libera Muratoria, si realizza una scuola di uomini liberi e di buoni costumi uniti nella ricerca della Verità, mentre un loro calo di attenzione nell’ortodossia della Tradizione rischia di esporre l’intera Famiglia al pericolo di una crisi di identità.<br />
Il posizionamento di Logge, che per differenziarsi seguissero ritualità non conformi a quelle costituzionalmente adottate, sarebbe una minaccia all’ordine tradizionale; e pertanto non è giustificabile né sul piano teorico, né sul piano pratico; l’autoconvinzione di rappresentare l’èlite culturale, le ambizioni dettate dalla vanità umana, o peggio, da concezioni utilitaristiche, configurano una visione profana dell’universo esoterico che, prima o poi, si ripercuoterà con riflessi fortemente negativi sull’Ordine.<br />
Secondo un principio che non concede molti spazi di interpretazione, spetta al Custode Supremo della Tradizione iniziatica, cui è affidata la cura e la guida della Comunione Nazionale, valutare la gravità di eventuali malesseri di singoli Fratelli, o di gruppi, che potrebbero turbare l’ascesi spirituale, ed intervenire qualora li ritenesse in contrasto col dettato Costituzionale dell’Ordine, affinché la Libera Muratoria possa continuare ad esaltare i valori che le sono propri e la Famiglia non possa dilapidare il capitale di autorità morale ed il prestigio internazionale.<br />
Il Rito di York fornisce stimoli intellettuali per una crescita spirituale e formativi per una corrispondenza delle azioni e dei comportamenti con le finalità etico-sociali dell’impegno essoterico. In quanto costituito da Liberi Muratori, la sua azione deve tradursi in un investimento culturale ed a supporto della Comunione che lo accoglie. Lontano da posizioni egoistiche, si ritiene impegnato in primo piano a lavorare in sinergia con Essa, a portare avanti il dialogo, il confronto, e soprattutto, una grande dose di sforzi sinceri, al fine superiore della pacifica convivenza, dell’unità e della compattezza dei Fratelli. Qualora si avvertisse la sensazione dell’esistenza di un minimo di disagio nella vita dell’Ordine, si sente impegnato a porre in essere il comportamento esemplare dei Compagni come valore reale da proporre nell’esaltazione dei Valori Universali e dei Valori Etici, imprescindibili presupposti del lavoro muratorio, che debbono sempre informare i rapporti fraterni.<br />
Certo ogni Massone ha il diritto–dovere di partecipare alla vita associativa nel modo più proficuo possibile e quindi di aspirare a ricoprire ruoli impegnativi e di responsabilità. Del resto, una sana ambizione deve esserci in ogni uomo, altrimenti mancherebbe lo stimolo a progredire. Ma una sana ambizione, quella, cioè, che si esprime nel rispetto delle norme costituzionali, altrimenti si è in presenza di atteggiamenti incompatibili con la dimensione etica e spirituale dell’essere massoni, che esige una rigido e scrupoloso rispetto di tutte le regole, compresa l’osservanza della ritualità tramandata dalle generazioni passate in una ininterrotta tradizione, e l’impegno a trasmetterla integra alle generazioni future.<br />
Questo rispetto siamo tenuti a darlo, o meglio, questo rispetto dobbiamo darlo e non perché ne siamo tenuti a darlo.</p>
<p>Auguro a Voi tutti la prosecuzione di un proficuo e positivo Lavoro.</p>
<div align="right">Il Sommo Sacerdote<br />
Vincenzo Pulvirenti</div>
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		<title>Il sistema del Rito di York ¬</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 12:02:20 +0000</pubDate>
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		<category>Arco Reale</category>

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Prima di esaminare la Storia del Rito di York, la Sua struttura e la Sua ritualità, è necessario chiarire perché si parla di Massoneria dell&#8217;Arco Reale e non di Rito di York.
La locuzione Rito di York, se non arbitraria, è perlomeno impropria in quanto non si tratta di un Rito quale comunemente si intende, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa ¬<br />
Prima di esaminare la Storia del Rito di York, la Sua struttura e la Sua ritualità, è necessario chiarire perché si parla di Massoneria dell&#8217;Arco Reale e non di Rito di York.<br />
La locuzione Rito di York, se non arbitraria, è perlomeno impropria in quanto non si tratta di un Rito quale comunemente si intende, cioè unico per organizzazione, successione di gradi, continuità di contenuto e di insegnamenti, ma di un &#8220;sistema&#8221; comprendente tre Corpi rituali diversi: il Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell&#8217;Arco Reale, il Gran Concilio dei Maestri Criptici e il Grande Commenda dei Cavalieri del Tempio.<br />
Queste tre strutture rituali pur distinte, autonome e sovrane hanno però dei punti di contatto ed in particolare una certa comunione per quanto riguarda il percorso iniziatico, ma non solo: le Costituzioni del Concilio e della Commenda prevedono, infatti, che per essere ricevuti in detti corpi rituali è richiesta la preventiva appartenenza all&#8217;Arco Reale: tutti i membri dei Concili e delle Commende devono obbligatoriamente far parte di un Capitolo dell&#8217;Arco Reale, ma non il contrario.<br />
Fra i tre ordini esiste poi una alleanza ed una stretta e volontaria collaborazione tale che, pur distinti ed indipendenti, tutti insieme, vengono riconosciuti ed indicati come il sistema del Rito di York , facendo con ciò riferimento alle antiche origini della Massoneria operativa che appunto nella città di York sembra abbia avuto le prime manifestazioni di attività. I Fratelli di York rivendicavano infatti la loro supremazia in quanto ritenevano di poter dimostrare che fin dal 600 era operante presso di loro una Loggia di Liberi Muratori. Probabilmente il riferimento alla città di York (da cui la locuzione Rito di York) deriva dal fatto che le Logge. operanti sotto la sua autorità conferivano gradi addizionali quali quello del Marchio e quello di Cavaliere del Tempio.</p>
<p>Le origini della Massoneria dell&#8217;Arco Reale ¬<br />
Il problema preliminare che si pone a chiunque si accinga a narrare di vicende massoniche - siano esse riferite all&#8217;Ordine o ai Riti - è quello delle origini.<br />
La questione è stata risolta, per quanto riguarda l&#8217;Ordine, nel senso di fissare la nascita della Massoneria contemporanea nel 1717, data della costituzione della prima Gran Loggia Inglese; risolta pure, per quanto riguarda il Rito Scozzese Antico ed Accettato, dal momento che, dopo alterne vicende, detto corpo rituale si diede una struttura definitiva con la creazione a Charleston, Sud Carolina nel 1801 del primo Supremo Consiglio; risolta anche, in un certo senso, per quanto riguarda la Massoneria dell&#8217;Arco Reale se si fa riferimento alla creazione del Grande Capitolo degli Stati Uniti d&#8217;America avvenuto il 24 Ottobre 1797, d&#8217;Inghilterra il 18 Marzo 1817, di Scozia il 28 Agosto 1817 e d&#8217;Irlanda il 11 Giugno 1829.<br />
Le massonerie criptiche e templari seguirono nei primi decenni del 1800.<br />
Si è detto in un certo senso perché, specie per quanto riguarda la Massoneria dell&#8217;Arco Reale, mentre le date costituiscono un punto di riferimento preciso relativamente alla organizzazione ed alla struttura materiale del Rito, che non è sostanzialmente mutata fino ai nostri giorni, almeno due dei gradi da esso praticati hanno invece origini antiche e particolari e si sono inseriti nel contesto dei gradi simbolici influenzandone direttamente il contenuto e la definizione nel sistema delle Grandi Logge.<br />
Le origini e l&#8217;evoluzione dei gradi praticati in Massoneria non sono, quindi, da confondere con l&#8217;origine della Istituzione.<br />
L&#8217;organizzazione della Massoneria speculativa, infatti, come ben sapete, deve essere ricercata nelle antiche Fratellanze che a poco a poco si costituirono accanto alle organizzazioni di mestiere; la stessa Gran Loggia di Londra era ancora caratterizzata in principio da elementi &#8220;operativi&#8221; e la sua trasformazione (da operativa a speculativa) fu il risultato di un processo graduale che richiese molto tempo. Agli inizi la Massoneria, in conformità con le antiche tradizioni operative, prevedeva una sola iniziazione e conferiva un solo grado, quello di Apprendista; dopo la formazione della Gran Loggia nel 1717 il grado di Apprendista fu riformato su nuove basi e fu creato il grado di Compagno: ancora nel 1723 la Gran Loggia di Londra riteneva il grado di Compagno come il grado ultimo della Libera Muratoria; quello di Maestro era solo un rango, un titolo e rappresentava la funzione di quel Compagno che per particolari capacità era preposto alla direzione della Loggia; questo rango e questa funzione furono in seguito trasformati in un terzo grado che si introdusse gradatamente e si propagò nelle logge e che solo nel 1728 fu ufficialmente riconosciuto e sanzionato dalla Gran loggia di Inghilterra.<br />
Per questo motivo assume una partico1are e fondamentale importanza il grado dell&#8217;Arco Reale che, già praticato in modo autonomo nelle logge operative, fu introdotto verso il 1740 (e cioè subito dopo il riconoscimento ufficiale dei tre Gradi da parte della Gran Loggia) nel sistema della Massoneria Speculativa come complemento del Grado di Maestro .<br />
Il sistema dell&#8217;Arco Reale, quindi, non solo ha una propria origine ed una propria tradizione, ma ha avuto un ruolo di primo piano nella massoneria del 1770.<br />
Ma per meglio poter comprendere le vicende dell&#8217;epoca, nella quale la massoneria dell&#8217;Arco Reale ha avuto un ruolo di primo piano, e poter valutare più esattamente le diverse situazioni occorre tener presente un dato fondamentale.<br />
La Massoneria, fondata sul sistema delle Grandi Logge e corpi dipendenti si formò nel 700 in Inghilterra, Scozia ed Irlanda. Essa però non trovò, né creò ad un tratto, il suo sistema organizzativo, costituzionale, rituale. Dovette per contro affrontare gravi e successivi problemi (quale la disputa, in Inghilterra, tra i Moderni e gli Antichi) e fu necessario quasi un secolo perché si desse quella che è la sua fisionomia attuale e definitiva. Nonostante i problemi, ed i contrasti, talvolta aspri, essa prosperò e si diffuse, specie nelle Colonie e cioè nel continente americano. Qui vennero create Logge per iniziativa inglese, scozzese, irlandese, francese, quindi con statuti e fondamenti diversi. Venivano altresì praticati riti, o meglio gradi addizionali, quasi sempre nelle Logge stesse; ma si verificava anche il caso che nello stesso Stato operassero Logge sotto una giurisdizione e corpi rituali sotto un&#8217;altra (ad esempio Logge create per iniziativa inglese e Capitoli creati dalla Scozia o Irlanda. La definitiva sistemazione della Massoneria in Europa, l&#8217;indipendenza dell&#8217;America, la raggiunta separazione tra i gradi governati dalle Logge e dalle Grandi Logge e quelli amministrati dai Corpi Rituali contribuì a dare ai Riti quella che è la loro attuale sistemazione.<br />
Dall&#8217;indagine su tali vicende, sulla base dei documenti talvolta scarsi che ci sono rimasti, emerge la storia del Rito, della sua funzione, della sua essenza, della sua necessità, del suo inserimento nella Massoneria regolare; ed appare come sia sorto contestualmente ad essa e ne abbia, in parte prevalente, determinato l&#8217;evoluzione.</p>
<p>Gli inizi della Massoneria ¬<br />
Come è noto, il 24 giugno 1717 quattro Logge londinesi, &#8220;giudicando opportuno associarsi sotto un Gran Maestro, onde avere un centro comune di unione e di armonia&#8221;, costituirono tra loro la Gran Loggia di Londra, mentre nel 1723 furono presentate ed approvate le cosiddette &#8220;Costituzioni di Anderson&#8221;.<br />
Più che degli inizi si trattava della conclusione di un movimento delineatosi da tempo e nel tempo in conseguenza dei rapidi mutamenti dell&#8217;epoca.<br />
Anderson, già Cappellano della Gilda addetta alla costituzione della Cattedrale di San Paolo, ed alcuni suoi seguaci, avevano ottenuto fin dal 1714 che nei gruppi operativi (che in seguito ai rivolgimenti politici, religiosi, sociali, economici, avevano sempre più scarsa consistenza e rilievo) fossero accettati membri di elevata condizioni sociale. Dopo qualche tempo costoro fondarono tra loro alcune Logge che operavano su basi e con sistemi diversi dai vecchi gruppi &#8220;operativi&#8221;, tanto che ad un certo momento Anderson ed i suoi seguaci furono cancellati dai ruoli della Gilda. Quattro di queste Logge, che erano conosciute ed identificate con le insegne del locale dove si radunavano, decisero allora di incontrarsi ed in tale occasione, avendo posto alla presidenza il Maestro Muratore più anziano, costituirono essi stessi una Gran Loggia &#8220;protempore&#8221; nella debita forma, facendo così rivivere la Riunione Trimestrale degli ufficiali di Loggia, chiamata la Gran Loggia; e deliberarono &#8220;di tenere l&#8217;Assemblea annuale e Festa del Mestiere il 24 Giugno e così scegliere fra loro un Gran Maestro finché non avessero avuto l&#8217;onore di avere un Fratello nobile alla loro testa&#8221;. Conformemente a ciò, così continua il racconto di Anderson, &#8220;il giorno di San Giovanni Battista del terzo anno del Re Giorgio I, A.D. 1717 l&#8217;Assemblea e Festa dei Liberi ed Accettati Muratori fu tenuta alla Taverna Goose and Gridiron. E prima del pranzo, il più anziano Maestro Muratore, quale presidente, propose una lista di candidati idonei ed i Fratelli, a maggioranza di mani alzate, elessero Antony Sayer, Gentleman&#8221;.<br />
La nuova massoneria ebbe subito uno sviluppo notevole. L&#8217;amministrazione della Gran Loggia era stabilita in un &#8220;Regolamento Generale&#8221; redatto da George Payne e da Anderson e questo regolamento precisava il ruolo e la funzione della Gran Loggia e limitava i diritti e le facoltà delle Logge alla sua dipendenza.<br />
Data la grandissima diffusione delle Logge, nel 1725 fu deciso che i Venerabili delle singole Logge avrebbero potuto creare direttamente i Compagni ed i Maestri, privilegio fino ad allora riservato alla Gran Loggia. L&#8217;attività della Gran Loggia si svolse senza particolari problemi fino al 1740. In questi anni furono completati i regolamenti, furono create delle Grandi Logge Provinciali. Nel 1738 Anderson aveva pubblicato la seconda edizione delle sue Costituzioni e la Gran Loggia aveva assunto la denominazione di &#8220;Gran Loggia d&#8217;Inghilterra&#8221;.<br />
Intorno a questo periodo si verificò peraltro il cosiddetto scisma degli Antichi. Per circa quindici anni, dal 1739 al 1753, un certo numero di Fratelli protestarono sempre più apertamente contro le troppe numerose variazioni ed aggiunte recate ai regolamenti ad ai Rituali (modifiche tendenti ad eliminare le caratteristiche &#8220;operative&#8221;). Il motivo di dissidenza si acuì sempre più e nove Logge dissidenti, sotto la guida di Dermott, il 5 Dicembre 1753 crearono la cosiddetta &#8220;Gran Loggia degli Antichi Massoni&#8221;.<br />
Gli Antichi, cioè, non accettavano la sostanziale rottura con le tradizioni &#8220;operative&#8221;, rimproveravano agli avversari (che in contrapposto a loro erano chiamati i Moderni) di aver scristianizzato il rituale, eliminato le preghiere, di non preparare i candidati in modo conveniente, di aver eliminato le spade delle cerimonie, di non installare il Venerabile con una cerimonia particolare, di aver modificato la disposizione interna della Loggia cambiando il posto dei Sorveglianti, di non servirsi dei Fratelli Esperti, di aver cambiato i segni di riconoscimento (misura questa adottata per riconoscere i membri delle Logge degli Antichi che si fossero infiltrati), ed altro ancora.<br />
Gli Antichi, inoltre, conferivano il grado dell&#8217;Arco Reale come seconda parte del grado di Maestro.<br />
Nonostante il dissidio, talvolta molto aspro, la Massoneria continuò a prosperare in Inghilterra e le due Grandi Logge crearono molte Grandi Logge Provinciali, specie in America.<br />
Verso la fine del secolo cominciò a delinearsi un movimento tendente alla riconciliazione ed alla fusione sulla base di un accordo secondo il quale i Moderni accettavano quasi tutte le questioni rituali degli Antichi (in primo luogo l&#8217;Arco Reale e la cerimonia di installazione del Venerabile) e gli Antichi accettavano la costituzione ed i regolamenti dei Moderni. La guerra con le colonie americane diede una spinta decisiva agli avvenimenti.<br />
Finalmente nel 1813 furono sottoscritti i &#8220;31 Articoli dell&#8217;Unione&#8221; che vennero ratificati dalle due Grandi Logge: l&#8217;atto prevedeva la creazione della Gran Loggia Unita d&#8217;Inghilterra e dichiarava «&#8230; che la pura ed antica Massoneria consiste di tre Gradi e non oltre, e cioè quelli di Apprendista, Compagno e Maestro, comprendente il Supremo Ordine del Sacro Arco Reale».</p>
<p>Il grado dell&#8217;Arco Reale nel Regno Unito ¬<br />
Il grado dell&#8217;Arco Reale, come detto, era praticato e tenuto nella più alta considerazione dalla Gran Loggia degli Antichi che lo considerava &#8220;la parte più sacra, la radice, il cuore, la spina dorsale della Massoneria&#8221;. Già nel 1757 fu organizzato un Convegno Generale di Maestri dell&#8217;Arco Reale e nel 1771 fu approvata la regola secondo cui &#8220;nessuno, in futuro, potrà essere elevato al Sublime Grado di Royal Arch Mason che non sia il legale rappresentante di una Loggia e Maestro da almeno un anno&#8221; ed abbia il consenso unanime della sua Loggia.<br />
Sempre nel 1771 i verbali della Gran Loggia contengono il riferimento ad un &#8220;Gran Capitolo&#8221;, per quanto i primi verbali conosciuti del &#8220;Gran Capitolo&#8221; portino la data del 1783.<br />
Grado era, quindi, considerato dagli Antichi come parte integrante del loro sistema e veniva conferito come un grado separato, ma dietro autorizzazione della Loggia .<br />
I regolamenti della Gran Loggia stabilivano che &#8220;ogni Loggia regolare ed autorizzata ha il potere di organizzare e tenere riunioni nei vari Gradi, l&#8217;ultimo dei quali, per la sua preminenza, viene denominato tra i massoni Chapter&#8221;.<br />
Il Capitolo era, quindi, sostanzialmente, un&#8217;appendice della Loggia.<br />
Al contrario degli Antichi, i Moderni non riconobbero mai il &#8220;Royal Arch&#8221; come un grado regolare dell&#8217;Ordine, né acconsentirono che tale grado fosse conferito in Loggia, ma anche loro riconobbero il grado dell&#8217;Arco Reale, seppur come un grado al di fuori dell&#8217;Ordine, da conferire in strutture autonome dette Capitoli. Sembra addirittura che essi abbiano costituito un &#8220;Grand Capitolo&#8221; prima degli Antichi e precisamente nel 1767.<br />
L&#8217; &#8220;Atto di Unione&#8221; tra le Grandi Logge degli Antichi e dei Moderni stipulato nel 1813 pose fine al dissidio con il testo già citato. Con esso, il grado veniva, quindi, formalmente a far parte della Loggia, sebbene per ragioni tecniche fosse conferito in un Capitolo i cui Dignitari erano gli stessi della Loggia (ed i Grandi Dignitari del Gran Capitolo erano gli stessi della Gran Loggia).<br />
Il 18 Marzo 1817 i due Grandi Capitoli dei Moderni e degli Antichi si fusero in un &#8220;Supremo Gran Capitolo dell&#8217;Arco Reale dell&#8217;Inghilterra&#8221; la cui costituzione stabiliva, tra l&#8217;altro, che ogni Capitolo doveva avere un legame con una Loggia regolare; tale usanza esiste tuttora, ed ogni Capitolo porta il nome ed il numero della propria Loggia &#8220;sponsorizzante&#8221;.<br />
Gli stretti legami esistenti fra Capitolo e Loggia sono ancora oggi l&#8217;elemento caratterizzante dell&#8217;Arco Reale inglese ed irlandese e fanno sì che questo non sia considerato un vero e proprio corpo rituale, ma piuttosto un &#8220;quarto grado&#8221;.</p>
<p>Il grado dell&#8217;Arco Reale negli Stati Uniti d&#8217;America ¬<br />
Anche negli Stati Uniti è certo che il Grado di Royal Arch venisse conferito in Loggia, direttamente e senza particolari autorizzazioni, in seguito le cerimonie furono tenute in sedute speciali chiamate &#8220;Capitoli&#8221;; il grado tuttavia era sempre considerato come facente parte della Loggia. La prima notizia del conferimento del grado si trova nei verbali della &#8220;Fredericksburg Lodge&#8221; nel 1753. Nel 1789 la &#8220;Royal Arch Lodge&#8221; n. 3 di Filadelfia adottò un regolamento secondo il quale nessun Fratello poteva essere innalzato di grado nel Capitolo se non era Maestro da almeno sei mesi. Questa e la prima volta in cui si trova l&#8217;esplicito riferimento alla elevazione di grado e a un Capitolo di Maestri dell&#8217;Arco Reale. Il primo Capitolo munito di un proprio statuto fu il Capitolo &#8220;Hiram&#8221; n. 1 creato a Newton nel 1791 ed un Gran Capitolo, che era però sotto la giurisdizione della Gran Loggia, pare sia stato creato in Pennsylvania nel 1795.<br />
Da questo periodo ebbe inizio la vera e propria organizzazione ed il Rito assunse una sua propria fisionomia.<br />
Il 24 Ottobre 1797 i delegati di tre Capitoli si incontrarono a Boston ove decisero di fondare un Gran Capitolo ed invitarono tutti gli altri Capitoli ad incontrarsi ad Hartford il successivo 26 gennaio 1798 dove venne approvata la creazione del &#8220;Gran Capitolo dell&#8217;Arco Reale per gli Stati Settentrionali dell&#8217;America&#8221;, con la presenza dei capitoli di sei Stati. Seguì subito la creazione dei Grandi Capitoli dei singoli Stati ed in tale occasione si dichiarerà &#8220;che nessuna Gran Loggia può rivendicare o esercitare alcuna autorità nei confronti di qualsiasi Capitolo dell&#8217;Arco Reale&#8221;.<br />
Negli anni successivi seguirono varie riunioni di tale Convocazione che, tra l&#8217;altro, modificò più volte la propria denominazione: dapprima in &#8220;Gran Capitolo Generale dei Masoni dell&#8217;Arco Reale per i sei Stati del Nord America&#8221; e poi in &#8220;Gran Capitolo Generale dell&#8217;Arco Reale degli Stati Uniti d&#8217;America&#8221;. Il Gran Capitolo Generale così costituito affermò di avere l&#8217;autorità di concedere lo Statuto ai nuovi Grandi Capitoli che si sarebbero formati nei vari Stati.<br />
La forma politica americana, l&#8217;indipendenza non formale ma sostanziale sentita dai singoli Stati, le tradizioni, rendevano tuttavia sempre più aperto e sentito il problema delle funzioni, dei poteri e dell&#8217;autorità del Gran Capitolo Generale e nel 1859 il problema fu risolto nel senso che fu stabilito il principio fondamentale che l &#8216;autorità del Gran Capitolo Generale era solo quella a lui delegata dai Grandi Capitoli dei singoli Stati, mentre a questi restava l&#8217;esclusiva giurisdizione territoriale. In tal modo, alla Convocazione del 1871 tutti i Grandi Capitoli risultavano confluiti nel Gran Capitolo Generale.<br />
Numerosi Grandi Capitoli al di fuori degli Stati Uniti d&#8217;America aderirono dopo la seconda guerra mondiale al Gran Capitolo Generale. Per tale motivo, nel 1954 esso tolse dal suo titolo la dizione &#8220;degli Stati Uniti d&#8217;America&#8221; e nel 1967 assunse quella attuale di &#8220;Gran Capitolo Generale Internazionale dei Massoni dell&#8217;Arco Reale&#8221;.<br />
In Italia fino al 1962 non esisteva nessun Capitolo della Massoneria dell&#8217;Arco Reale. In tale anno, nove Fratelli Maestri di Milano, furono iniziati al Rito e ricevettero dal Gran Capitolo di Germania la &#8220;dispensa&#8221; per funzionare regolarmente. Furono così iniziati a Milano altri Fratelli degli Orienti di Bologna, Siena, Livorno, Napoli i quali, a loro volta, chiesero ed ottennero la &#8220;dispensa&#8221; per lavorare indipendentemente. Tali Capitoli ricevettero in seguito la &#8220;Bolla&#8221; e continuarono a funzionare sotto la giurisdizione del Gran Capitolo di Germania. L&#8217;8 febbraio del 1964 i cinque Capitoli chiesero ed ottennero la &#8220;Charter&#8221; dal Gran Capitolo Generale Internazionale dando così vita al Gran Capitolo dei Liberi Muratori dell&#8217;Arco Reale d&#8217;Italia.<br />
La Massoneria dell&#8217;Arco Reale italiana segue il sistema americano, con la conseguenza che i Capitoli sono delle entità che non hanno alcun rapporto, di qualsiasi tipo, con le Logge ed il grado dell&#8217;Arco Reale è uno dei quattro gradi conferiti, ma non ha alcun rapporto diretto col grado di Maestro.</p>
<p>I gradi di perfezionamento della massoneria dell&#8217;Arco Reale ¬<br />
La leggenda sulla quale si basa il rituale è quella della ricostruzione del secondo Tempio di Gerusalemme, operata da Zorobabele quando il popolo ebraico fu liberato dalla schiavitù.<br />
Questo e il sistema adottato (con qualche lieve variante) da tutti i Grandi Capitoli del mondo, ad eccezione dell&#8217;Irlanda. Esso si basa sul passaggio attraverso tre Gradi preparatori (tranne in Inghilterra, dove viene conferito solo quello dell&#8217;Arco Reale), e cioè quelli di Mark Master, Past Master, Most Excellent Master e Royal Arch Master.<br />
Del loro spirito e del loro contenuto diamo qualche cenno essenziale.</p>
<p>Mark Master o Maestro del Sigillo ¬<br />
Questo è il grado più antico praticato nelle Logge che spesso richiedevano, nei loro Statuti o Regolamenti, che il Massone operativo facesse registrare il proprio &#8220;Marchio&#8221; per essere riconosciuto come un vero ed autentico Maestro.<br />
Durante l&#8217;iniziazione viene fatto riferimento ai lavori per la ricostruzione del Tempio ed il Fratello riceve gli &#8220;insegnamenti&#8221; necessari per il suo ulteriore perfezionamento materiale e morale. Egli assume responsabilità di lavoro individuale; segna con il proprio &#8220;marchio&#8221; l&#8217;opera compiuta; acquista un carattere personale senza mai abbandonare il suo inserimento nel gruppo con il quale divide le fatiche e le gioie del lavoro; egli apprende che potrà essere anche debole, incerto ed incompreso ma che, con l&#8217;aiuto degli altri e con una sincera fede sorretta dalla comune volontà, potrà ritrovare la &#8220;pietra&#8221; che, posta nella volta dell&#8217;edificio, ne assicurerà e completerà la costruzione.<br />
Il grado insegna ad adempiere ai propri compiti con puntualità e cura, per che il lavoro manuale, come quello dello spirito, non deve essere finito male o difettoso ma ben fatto e sincero.</p>
<p>Past Master o ex Maestro Venerabile ¬<br />
Anticamente, quando tale Grado era conferito in Loggia, per esservi ammesso era necessario che il Candidato avesse ricoperto, nella Loggia stessa, la carica di Maestro Venerabile. Ciò limitava pero fortemente la possibilità dei Fratelli di accedere all&#8217;ultimo Grado. Divenne quindi consuetudine di &#8220;installare&#8221; virtualmente, con una particolare cerimonia, il Maestro sulla Cattedra e riconoscergli pertanto la qualifica di Venerabile. In tale caso il Capitolo si riuniva in seduta di Loggia, alla quale del resto era strettamente e completamente legato.<br />
Il Grado adempie ai suoi scopi insegnando al Candidato che egli deve anzitutto imparare ad obbedire prima di comandare, a governare se stesso prima di poter governare gli altri, nella considerazione che tutti gli uomini sono uguali e devono essere trattati con il rispetto ed i riguardi a loro dovuti.</p>
<p>Most Excellent Master o Maestro Eccellentissimo ¬<br />
È il grado che congiunge simbolicamente la leggenda del Maestro a quella di Maestro dell&#8217;Arco Reale.<br />
Infatti nel terzo grado che era iniziata sotto favorevoli auspici, era stata drammaticamente interrotta con la morte di Hiram. Ora essa viene portata a termine con la gioia dei Fratelli e con grande splendore. Il fuoco divino scende dal cielo per consacrare il Tempio e il Re Salomone, in segno di gratitudine e di riconoscenza, accoglie gli operai che hanno compiuto l&#8217;opera, riconosce l&#8217;eccellenza della loro arte, li autorizza a viaggiare e ricevere il salario di Maestro; affida loro inoltre la sublime missione di diffondere la luce della sapienza e la conoscenza dell&#8217;Arte tra i Fratelli che ne hanno bisogno.</p>
<p>Royal Arch Mason o Maestro dell&#8217;Arco Reale ¬<br />
Se lo studio assiduo ed appassionato, stimolato dall&#8217;esempio e confortato dalla solidarietà dei Compagni di lavoro, hanno portato il Maestro ad assumersi la responsabilità delle proprie opere distinguendole con un Marchio (Mark Master); se il rifiuto di ogni presunzione, il riconoscimento dell&#8217;eguaglianza e l&#8217;accettazione dell&#8217;impegno di trattare i Fratelli con tutti i riguardi loro dovuti lo hanno reso degno della possibilità di dirigere una Loggia (Past Master); se, nella costruzione del proprio Tempio interiore, ha raggiunto tale perfezione da essere giudicato degno di diffondere la Luce Massonica (Most Excellente Master), allora il Maestro e veramente preparato a diventare Maestro dell&#8217;Arco Reale (Royal Arch Mason).<br />
Il Grado è basato sulla leggenda della ricostruzione del Tempio di Salomone distrutto dopo la sua morte.<br />
Durante la cerimonia il candidato comprenderà che l&#8217;umiltà è la base per conoscere ed essere riconosciuto dai compagni di cammino. Egli infatti ripartirà dalla cattività di Babilonia, raffigurante le debolezze e le vanità della vita profana. Nel suo lungo cammino egli incontrerà difficoltà che potrà superare non con i principi profani della forza, della potenza e della ricchezza ma piuttosto con una grande volontà e saldezza morale. Nelle fatiche tra le macerie del Tempio antico comprenderà che solo accettando e approfondendo gli insegnamenti della Tradizione potrà affrontare la ricerca della Saggezza e della la Verità. Allora lo zelo lo spingerà nel lavoro massonico e l&#8217;amore lo riscalderà nel perfezionarlo. Allora il suo animo sarà puro e coraggioso. Allora sarà pronto a ricevere la Parola di Maestro, perduta con la morte di Hiram; Parola che ritroverà, conservata tra le rovine del Tempio, nell&#8217;Arca del Patto, e che è la &#8220;Chiave&#8221; segreta con la quale si troverà nella condizione di raggiungere e comprendere la Verità.
</p>
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		<title>Corpi onorari del Rito di York ¬</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Dec 2006 11:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category>Arco Reale</category>

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		<description><![CDATA[di Giorgio Losano 
Il Rito di York possiede diversi corpi onorari collegati. L&#8217;accesso  a questi corpi avviene per invito, ovvero, i membri non chiedono  di essere ammessi, ma vengono raccomandati da un membro effettivo  e poi eletti dai membri presenti al momento della presentazione della petizione. Dato che questi corpi generalmente non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Giorgio Losano </em></p>
<p>Il Rito di York possiede diversi corpi onorari collegati. L&#8217;accesso  a questi corpi avviene per invito, ovvero, i membri non chiedono  di essere ammessi, ma vengono raccomandati da un membro effettivo  e poi eletti dai membri presenti al momento della presentazione della petizione. Dato che questi corpi generalmente non vengono pubblicizzati nei Capitoli, Concilii, o Commende, come già descritto precedentemente, intendo fornire alcuni dettagli.<br />
Sono un membro di tutti i corpi che presenterò, tranne quello del Sacerdote Cavaliere Templare dell&#8217;Arco Reale e dei Chevaliers  Bienfaisants de la Citiè Sante. Riguardo a questi ultimi spiegherò ciò che ritengo sia veritiero in base alle  fonti letterarie attuali e ad una serie di ricerche approfondite.<br />
Secondo me è increscioso il fatto che solo pochi Massonidel Rito di York sappiano dell&#8217;esistenza di molti altri corpi e  ancora meno siano consapevoli di ciò che rappresentano o insegnano. Molti membri addirittura esitano a fornire importanti  informazioni, perché temono di rivelare alcuni &#8220;segreti&#8221; e quindi di violare i loro obblighi. Io illustrerò ciò    che secondo me può essere rivelato entro i limiti di legittimità,e se sono in errore, sicuramente lo verrò a sapere in un  modo o in un altro.</p>
<div align="left"><a name="top"></a>I seguenti corpi verranno presentati nell&#8217;ordine riportato:</div>
<p><a name="top"></a><a name="top"></a>• <a href="#crocerossa">Croce Rossa di Costantino</a><br />
• <a href="#rosacroce">Massoni Rosacroce</a><br />
• <a href="#cavaliericroce">Cavalieri della Croce d&#8217;Onore di York</a><br />
• <a href="#cavalieritemplari">Sacerdoti Cavalieri Templari del Sacro Arco Reale</a><br />
• <a href="#gradimassonici">Gradi Massonici Alleati</a><br />
• <a href="#cavalierimassoni">Cavalieri Massoni</a><br />
• <a href="#collegio">Collegio del Rito di York</a><br />
• <a href="#ordinescozia">Ordine Reale di Scozia</a><br />
• Chevaliers Bienfaisants de la Citiè Sante (al momento mancante)</p>
<p><a name="crocerossa"></a><strong>La Croce Rossa di Costantino - RCC<br />
</strong>La Croce Rossa di Costantino viene considerata da molti il grado più elevato che possa essere conferito ad un Massone del  Rito di York.<br />
L&#8217;unico requisito richiesto per diventare un membro è quello di essere un Massone Cristiano di un Capitolo con una buona reputazione.  La spilla dei Cavalieri viene mostrata a sinistra.<br />
Normalmente questo grado è conferito solamente ad un membroche abbia servito il Rito per diversi anni in modo coscienzioso. Questo corpo è conosciuto come Conclave e il numero dei  Conclavi che possono esistere in un determinato stato viene rigorosamentestabilito dal Gran Concilio Imperiale Sovrano Unito, il corpo che  governa l&#8217;Ordine. L&#8217;Ordine promuove le funzioni sociali con le consortie organizza le riunioni ordinarie dei Conclavi. Il numero dei membri  che possono appartenere ad un determinato Conclave viene definito dal Gran Concilio Imperiale Sovrano Unito. Il Conclave è  presieduto dal Possente Sovrano e assistito da 11 diversi ufficiali. La storia iniziale dell&#8217;Ordine è riportata nello scritto  di Harold V.B.Voorhis&#8217; L&#8217;Ordine della Croce Rossa di Costantino.<br />
L&#8217;ordine è composto da tre gradi:<br />
<strong>Cavaliere<br />
</strong><strong>Sacerdote<br />
</strong><strong>Principe Sovrano</strong></p>
<p><a name="crocerossa"></a><a name="crocerossa"></a><strong>Il grado di Cavaliere</strong>, a sua volta, è suddiviso in tre ordini.<br />
<em>Compagno Cavaliere della Croce Rossa di Costantino</em><br />
Simbolicamente insedia il candidato, che rappresenta uno dei soldati di Costantino, in un Ordine di Cavalleria Cristiana basata sulla legenda della visione di Costantino della Croce poco prima della Battaglia di Saxa Rubra nel 312 A.D.<br />
<em>Cavaliere del Santo Sepolcro<br />
</em>Risale al periodo delle Crociate e il candidato rappresenta un aspirante che spera di essere arruolato nelle file di questi valorosi Cavalieri che sorvegliano il Santo Sepolcro. Dopo aver sconfitto gli infedeli in battaglia, ritorna e umilmente depone il suo bottino e i suoi onori sul Santo Altare. Poi ascolta una lettura sull&#8217;antica storia di Gerusalemme, sulla scoperta della Vera Croce e sulla costituzione della Chiesa del Santo Sepolcro. Infine si reca al Santo Sepolcro, impara le sette opere di misericordia e riceve una nuova Parola.<br />
<em>Cavaliere di San Giovanni Evangelista<br />
</em>Presenta al candidato la distruzione del vecchio Tempio e della città di Gerusalemme e la loro sostituzione con il Nuovo Tempio di Cristo e la Gerusalemme Celeste. Viene spiegata l&#8217;origine dei riti Massonici e i loro rapporti con il vecchio ed il nuovo Tempio. Il candidato viene debitamente nominato Cavaliere e partecipa ad un pasto conclusivo.</p>
<p><a name="crocerossa"></a><a name="crocerossa"></a><strong>Il grado di Sacerdote</strong> viene conferito in un corpo tipo Collegio dei Viceré. Questo grado può essere solo conferito a coloro che sono stati debitamente eletti secondi ufficiali - Viceré    - di un Conclave. Una persona eletta a Viceré deve ricevere questo grado prima di investire questa carica. Il candidato rappresenta il successore di Eusebio, il primo Viceré dell&#8217;Ordine. Il candidato viene debitamente obbligato e consacrato come Sacerdote  Massone, intraprende un viaggio simbolico di perfezionamento e impara i dodici punti fondamentali dell&#8217;Ordine. Con tutte le dovuto accortezze viene insediato come Eusebio.</p>
<p><a name="crocerossa"></a><a name="crocerossa"></a>Il grado finale, quello di <strong>Principe Sovrano</strong>, viene conferito in un corpo conosciuto come Senato dei Sovrani. Questo grado può  essere solo conferito a una persona debitamente eletta come ufficiale che presiede - Sovrano - un Conclave. Un eletto a Sovrano deve ricevere  questo grado prima di investire questa carica. Ora il candidato rappresenta un nobile Viceré che sta per essere insediato  sul trono imperiale di Costantino. Il candidato viene debitamente obbligato, intraprende un viaggio finale simbolico, impara la simbologia  delle mostrine del Concilio Imperiale, viene abbigliato con tutti i gioielli inerenti alla sua carica e appropriatamente accolto da  tutti i presenti. Il gioielli di un Sovrano vengono mostrati a sinistra.</p>
<p><a name="crocerossa"></a><a name="crocerossa"></a>(1) di Gorge Marshal jr., tratto da www.geocities.com/Athens/Forum/6255/</p>
<p><a name="crocerossa"></a><a name="crocerossa"></a>***** <a class="link" href="#top">TORNA ALL&#8217;INIZIO</a></p>
<p><a name="rosacroce"></a><strong>Rosacrociani massoni - MSRICF<br />
</strong>La Societas Rosicruciana in Civitatibus Foederatis (Società  Rosacrociana degli Stati Uniti) è stata costituita il 21 settembre 1880, dai tre Collegi istituiti nei primi dieci mesi dalla  Società in Scozia. È completamente autonoma e in nessun modo collegata ad altre istituzioni.<br />
La società è in buoni rapporti solo con altre società simili nel mondo - Societas Rosicruciana in Anglia (Inghilterra)  and Societas Rosicruciana in Scotia (Scozia).<br />
L&#8217;ammissione a membro, che avviene per invito, si basa su un&#8217;affiliazione massonica e sul Cristianesimo. La società non è altro  che un grado di Framassoneria che può essere acquisito e che è esterno alle normali &#8220;attività&#8221; della corporazione.<br />
La qualifica di Massone garantisce ai membri che il neofita ha dato prova di quella fedeltà e riservatezza che caratterizza  un membro di questa Confraternita. La qualifica di cristiano viene richiesta in quanto la natura dei rituali di grado è cristiana  e non verrebbe capita e apprezzata da coloro che hanno una fede diversa.<br />
Questa natura viene enfatizzata nella Cerimonia di Ammissione ed emerge la necessità che i membri (chiamati fratelli) abbiano  una certa comunanza sia nell&#8217;aspetto esteriore che nella comprensione reciproca.<br />
L&#8217;organo direttivo della Società è conosciuto come il Gran Concilio composto da Frati del Terzo ordine (IX e VIII),  e da alcuni Celebranti di Collegio che non sono membri del Terzo ordine.<br />
Il capo della Società porta il titolo di Mago Supremo, IX grado, eletto ogni triennio. I corpi subordinati vengono chiamati  &#8220;Collegi&#8221; ciascuno con a capo, negli Stati Uniti, un Capo Addetto, IX, nominato a vita dal Mago Supremo. Il numero dei membri  di un collegio è stato limitato a 72. Ai nuovi membri viene richiesto di scegliere un &#8220;Motto latino &#8221; particolare  e di dichiarare di non appartenere ad un&#8217;organizzazione non massonica rosacrociana per motivi etici. La società non è interessata  prevalentemente ad aumentare il numero dei membri, ma è sempre contenta di prendere in considerazione quei fratelli che dimostrano  di avere un interesse sincero per la Società e di simpatizzare con il movimento.<br />
Nel 1878 i Massoni degli Stati Uniti, che studiavano lo sviluppo dei Principi dei Rosacrociani massoni in Inghilterra e in Scozia,  erano interessati ad organizzare un corpo simile nel loro paese, come si evince dalla cessione di una licenza al Dr. Jonathan J.  French per organizzare un Collegio nello stato dell&#8217;Illinois. Sfortunatamente il Dr. French morì quell&#8217;anno e quindi il Collegio non riuscì  a sopravvivere. Tuttavia l&#8217;interesse non svanì e i Fratelli Charles E. Meyer, Melita Loggia No. 295, Daniel Sutter, Phoenix  Loggia No. 230 and Charles W. Parker, Philadelphia Loggia No. 72, tutti dello stato della Philadelphia, PA, furono ammessi al grado  di Zelator nel Collegio dello Yorkshire durante un pellegrinaggio massonico in Inghilterra il 25 luglio del 1878. Il Fratello Mark  Merckle, membro della Loggia di Hermann No. 1251, della Philadelphia venne ammesso al Collegio Metropolitano di Londra. Questi quattro  fratelli servirono come nuclei del Collegio della Pennsylvania che ottenne uno statuto dal S.R.I.S. il 27 dicembre 1879. A questo seguirono  altri statuti concessi alla città di New York il 9 aprile del 1880; allo stato del Massachusetts, il 4 maggio del 1880; allo  stato del Maryland, il 10 maggio del 1880 e allo stato di Vermont il 22 settembre del 1880. Quello di Vermont non fu mai attivo. I  membri di Philadelphia e di New York si incontrarono a Philadelphia, PA il 21 aprile del 1880 e costituirono un Grande Alto Concilio,  allora conosciuto come Soc.Ros. Republican Americae. Diciannove rappresentanti dei Collegi, PA(5), NY(5), MA(4), MD(4), e VT(1)  erano presenti al primo incontro dell&#8217;Alto Concilio che si svolse il 21 settembre del 1990 a Boston, MA. Charles E. Meyer di PA venne  eletto Mago Supremo. Solo il Collegio del Massachusetts rimase in piedi in modo costante. Gli altri vennero chiusi e successivamente  riorganizzati.<br />
I Collegi hanno il potere di conferire i seguenti gradi:</p>
<p><a name="rosacroce"></a><a name="rosacroce"></a><strong>Primo Ordine</strong>, composto da quattro gradi.<br />
Primo Grado <em>Zelator</em><br />
Secondo grado <em>Theoricus</em><br />
Terzo grado <em>Practicus</em><br />
Quarto grado <em>Philosophus</em><br />
Questi sono classificati come i gradi di apprendimento.</p>
<p><a name="rosacroce"></a><a name="rosacroce"></a><strong>Secondo Ordine</strong>, composto da tre gradi.<br />
Quinto grado <em>Adeptus Minor</em><br />
Sesto grado <em>Adeptus Major</em><br />
Settimo grado <em>Adeptus Exemptus</em><br />
Questi sono gradi di insegnamento.<br />
Il gioiello di questi due ordini è una barra con le lettere S.R.I.C.F. da cui pende un nastro verde con il grado raggiunto richiamato  in numeri romani e il gioiello.</p>
<p><a name="rosacroce"></a><a name="rosacroce"></a><strong>Terzo Ordine</strong> è composto da due gradi conferiti dal Mago Supremo.<br />
Ottavo Grado<em> Magister<br />
</em>Il gioiello è uguale a quello del VII con la differenza che il nastro è d&#8217;oro con un gioiello pendente.<br />
Nono grado<em> Magus<br />
</em>Il gioiello è una mitra da cui pende un nastro rosso e il gioiello.</p>
<p><a name="rosacroce"></a></p>
<div align="left"><a name="rosacroce"></a><a name="rosacroce"></a>Questi sono i gradi direttivi, conferiti solo con il permesso del Mago Supremo.<br />
Esiste un Collegio presso il Mago Supremo (Washington D.C.); uno in Canada, a Ontario, Toronto, in Provincia di Ontario, e due nell&#8217;Estremo  Oriente; a Hong Kong e a Okinawa, Prefettura di Okinawa, Giappone. Il numero dei membri nel 1997 era di circa 1600.<br />
L&#8217;Inghilterra ha 50 Collegi attivi con un numero approssimativo di 2000 membri (1990).<br />
La Scozia ha 5 Collegi attivi con un numero di 300 membri (1990)<br />
Il documento di riferimento per queste informazioni è un pamphlet intitolato: &#8220;Un&#8217;introduzione ai principi dei rosacrociani  massonici&#8221;, redatto dal Mago Supremo, S.R.I.C.F., William G. Preacher, M.D., IX, 1990<br />
(2) dal sito ufficiale web www.yorkrite.com<a name="rosacroce"></a><a name="rosacroce"></a>***** <a class="link" href="#top">TORNA ALL&#8217;INIZIO</a><a name="cavaliericroce"></a><strong>Cavalieri della Croce d&#8217;onore di York - KYCH</strong><br />
L&#8217;ordine venne costituito a Monroe, nella Carolina del Nord il 13 marzo del 1930.<br />
Il 6 giugno del 1930 venne istituito il Convento Generale degli Stati uniti d&#8217;America per amministrare l&#8217;ordine.<br />
I requisiti per diventare membro del suddetto organo è quello di aver presieduto una Loggia come Maestro, un Capitolo come Gran  Sacerdote, un Concilio come Illustre Maestro e una Commenda come Commendatore.<br />
I Cavalieri della Croce d&#8217;Onore di York è un gruppo d&#8217;onore dei Massoni del Rito di York, devoti a servire la Confraternita  Massonica come opera d&#8217;amore.<br />
Nessun individuo dovrà aspirare a diventare un membro del KYCH; se svolge bene il lavoro affidatogli, verrà invitato  a diventare membro. Coloro che lavorano saranno premiati con il suddetto invito.<br />
Dopo che un massone ha soddisfatto i requisiti richiesti per essere ammesso come membro, il suo nome viene proposto da un membro del  K.Y.C.H.. Il potenziale nuovo membro non deve sapere di essere stato proposto. Quando un Priore riceve una proposta di candidatura, deve  aspettare fino alla successiva riunione ordinaria della Prioria, prima di eleggerla. Alcune regole elettorali variano a seconda delle  giurisdizioni, in modo tale da soddisfare le Regole e i regolamenti della Gran Loggia. In questa giurisdizione il potenziale membro  deve ottenere un voto unanime mediante elezione segreta. Il potenziale membro non deve sapere che il suo nome è stato proposto fino  a quando non viene notificato ufficialmente che è stato invitato per la candidatura a membro. Seguendo questa regola, nessuna persona  proposta e respinta non saprà di essere stata proposta e respinta, risparmiando così l&#8217;imbarazzo a tutti.<br />
Un membro del K.Y.C.H. che abbia servito uno dei Quattro Grandi Corpi del Rito di York come ufficiale che presiede, diventa un Cavaliere  della Grande Croce d&#8217;Onore, con un quadrante per ciascun Gran Corpo che ha servito. Questo significa che se ha servito uno di questi  Quattro Grandi Corpi, prima di essere introdotto nel K.Y.CH., diventa un Cavaliere della Croce d&#8217;Onore mediante l&#8217;ammissione a membro.  Se serve uno dei Quattro Grandi Corpi dopo essere diventato membro del K.Y.C.H, riceve il Grande quadrante, nel momento in cui termina  la sua carica per ciascuno di questi Grandi Corpi. Quando un membro diventa un Cavaliere della Grande Croce d&#8217;Onore, riceve un Certificato  del Convento Generale che riporta il grado, per esempio, di Cavaliere della Grande Croce d&#8217;Onore con Un Quadrante, Due Quadranti, Tre  Quadranti o Quattro Quadranti, a seconda dei casi. Questi certificati vengono rilasciati gratuitamente dal Gran Archivista Generale. Gli  emblemi servono per indicare un Cavaliere della Grande Croce d&#8217;Onore. Ciascun Quadrante viene rappresentato da un apposito colore dell&#8217;ordine  servito, per esempio, blu per la Loggia, rosso per il Capitolo, porpora per il Concilio e bianco per la Commenda, se il membro è  un Ex Priore lo sfondo di questo emblema sarà color porpora, se è un Cavaliere della Grande Croce d&#8217;Onore, ma non un Ex  Priore, lo sfondo sarà bianco.<br />
Il significato dell&#8217;appartenenza come membro nel K.Y.C.H. viene espresso nei migliore dei modi nell&#8217;esposizione conclusiva dell&#8217;Eminentissimo  Cavaliere Donald E. Friend, Gran Maestro Generale, durante la sua Sessione del Convento Generale del 1995 , &#8220;Come Cavaliere della  Croce d&#8217;Onore di York, siete servitori provati della Confraternita Massonica, la Vostra ispirazione è venuta dal vostro passato,  il vostro dovere è nel presente, la vostra speranza è rivolta verso il futuro, io vi chiedo di ricordare sempre - in tutto  ciò che fate, in tutto ciò che dite, in tutte le vostre azioni, abbiate sempre cura di voi, voi siete i rappresentanti della  Frammassoneria&#8221;.</p>
<p><a name="cavaliericroce"></a><a name="cavaliericroce"></a>Queste informazioni sono state preparate da Ivan D. Rinck, Rappresentante  personale, il 18 aprile 1999. (3)</p>
<p><a name="cavaliericroce"></a><a name="cavaliericroce"></a>(3) dal sito ufficiale web www.yorkrite.com</p>
<p><a name="cavaliericroce"></a><a name="cavaliericroce"></a>***** <a class="link" href="#top">TORNA ALL&#8217;INIZIO</a></p>
<p><a name="cavalieritemplari"></a><strong>Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale HRAHTP</strong><br />
Quella dei Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale è un&#8217;organizzazione con un numero ristretto di membri. I membri vengono  selezionati sulla base di una prestazione eccellente come Commendatore di una Commenda dei Cavalieri Templari.<br />
L&#8217;ordine affonda le sue radici storiche in Inghilterra che risalgono al 1786, con riferimenti che risalgono al 1686, il tradizionale  anno della rinascita. Il riferimento all&#8217;Ordine dei Sacerdoti si trova nell&#8217;ambito delle cerimonie dei &#8220;I grandi Cavalieri Templari&#8221; in Irlanda del 1755. Ci sono fonti che attestano il conferimento  di questo Ordine negli Stati Uniti nel corso del 1800, ma le rispettive autorità sono sconosciute.<br />
Il Gran Collegio d&#8217;America dei Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale è stato costituito negli Stati Uniti nel  1931. Il numero di Tabernacoli ammesso in ogni stato dipende dal numero di Commende di Cavalieri Templari Capitolati.<br />
L&#8217;ordine di Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale è limitato a 33 Sacerdoti Cavalieri attivi per ogni corpo. I membri  si incontrano in un corpo tipo Tabernacolo, il cui numero viene definito da numeri romani, per esempio, Gerusalemme No. XXXII. Il  numero di Tabernacoli che uno stato può avere, dipende dal numero di Commendatori attivi. L&#8217;ufficiale che presiede viene chiamato  Precettore Molto Eminente. Il gioiello di un Precettore viene mostrato a sinistra. Il gioiello del Sacerdote Cavaliere è uguale,  ma non ha la corona.<br />
Per poter essere ammesso nell&#8217;Ordine, bisogna essere un Ex Commendatore di una Commenda dei Cavalieri Templari.<br />
Presumibilmente il limite di 33 si riferisce simbolicamente al numero degli anni che Cristo ha vissuto sulla terra. Storicamente  l&#8217;ordine controllava trentatré gradi, di cui uno solo, quello di Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale, ora è &#8220;attivo&#8221;. Si tratta dei seguenti gradi:<br />
Cavaliere del Marchio Cristiano, Cavaliere di San Paolo, Cavaliere di Patos, Cavaliere della Morte, Cavaliere della Croce Nera, Cavaliere  di Bethany, Cavaliere della Croce Bianca, Cavaliere di San Giovanni, Sacerdote Cavaliere del Santo Sepolcro, Santo Ordine della Saggezza,  Santo e Illustre Ordine della Croce, Sacerdote di Eleusis, Cavaliere di Harodim, Cavaliere del Nord, Cavaliere del Sud, Cavaliere del  Santuario, Gran Croce di San Paolo, Cavaliere di San Giovanni Battista, Cavaliere della Rosa Croce, Cavaliere della Croce Tripla, Cavaliere  del Santo Sepolcro, Cavaliere della Santa Vergine Maria, Cavaliere della Croce Bianca di Torphichen, Gran Cavaliere Trinitario di San  Giovanni, Grande Croce di San Giovanni, Sacerdote Cavaliere di Gerusalemme, Cavaliere di Palestina, Cavaliere della Santa Croce, Sacerdote Cavaliere  del Tabernacolo, Cavaliere della Redenzione, Cavaliere della Verità, Cavaliere di Roma, Sacerdote Cavaliere Templare del Santo Arco Reale.<br />
Le descrizioni e i rituali di questi gradi sono riportate nella letteratura massonica e nelle fonti Internet. Noi ci concentreremo  su quello attualmente conferito, ossia quello di Sacerdoti Cavalieri Templari del Santo Arco Reale. .Dopo l&#8217;apertura dei Tabernacoli,  mediante un dialogo tra il Precettore e i sette ufficiali tipo &#8220;pilastri&#8221;, il candidato, bendato e vestito come un Templare Cavaliere con un  bastone, viene condotto davanti alla porta del Tabernacolo. Il Primo pilastro risponde al segnale, e dopo essersi assicurato che il Conduttore  sta effettivamente portando &#8220;un Templare Cavaliere che desidera ardentemente essere consacrato Sacerdote Massone&#8221;, e dopo  aver ottenuto la garanzia che sia stato raccomandato per questa onorificenza dalla &#8220;Fede nel Signore Gesù Cristo, pace  e buona volontà a tutti i Cavalieri massoni e dal &#8220;Lasciapassare&#8221; del Sacerdote (fornito dal Conduttore), comunica la richiesta al  Precettore, che concede l&#8217;adesione. Nella stessa stanza il candidato passa davanti ai sette Pilastri, ricevendo istruzioni e una parola  da ciascuno di loro. Ad ogni Pilastro il Prelato legge dei passaggi della Bibbia appropriati. Ad ogni Pilastro, il candidato &#8220;entra&#8221;  con una particolare &#8220;Forza&#8221;, &#8220;Luce&#8221; e &#8220;Porta&#8221;. Dopo alcune istruzioni, viene incitato a &#8220;colpire la roccia  con il bastone della fede&#8221;, in modo tale che possano verificarsi eventi favorevoli. Dopo essere passato davanti al Settimo Pilastro,  il candidato viene condotto dal Precettore dove pronuncia la parola del Settimo Pilastro e poi viene obbligato dal Precettore &#8220;in  nome del grande Melchizedek&#8221;. A questo punto viene obbligato e consacrato un Sacerdote Massone e investito da simboli e parole,  e dal &#8220;lasciapassare&#8221; del Sacerdote. Da ciò che si può evincere dal rituale, il grado si basa sulla Rivelazione di San  Giovanni nonché sulle altre scritture apocalittiche e il candidato rappresenta un pellegrino nel suo viaggio verso la Gerusalemme Celeste.<br />
Un altro dato interessante è che questo grado è uno degli unici quattro gradi nella Massoneria il cui tema verte sul  sacerdozio Massonico, vale a dire l&#8217;Ordine dell&#8217;Alto Sacerdozio per gli ex Gran Sacerdoti del Capitolo; Sacerdote Massone nel Collegio  dei Viceré nella Croce Rossa di Costantino (vedi sopra); Pontefice (19° del AASR); e Sacerdoti Cavalieri Templari del  Santo Arco Reale. Quest&#8217;ultimo ha molte similitudini con gli altri tre.</p>
<p><a name="cavalieritemplari"></a><a name="cavalieritemplari"></a>(1) di Gorge Marshal jr., tratto da www.geocities.com/Athens/Forum/6255/</p>
<p><a name="cavalieritemplari"></a><a name="cavalieritemplari"></a>***** <a class="link" href="#top">TORNA ALL&#8217;INIZIO</a></p>
<p align="left" class="forTitolo"><a name="gradimassonici"></a><strong>Gradi Massonici Alleati - AMD</strong></p>
<p><a name="gradimassonici"></a><a name="gradimassonici"></a>Quella dei Gradi Massonici Alleati, come i Rosacrociani Massonici, è un&#8217;organizzazione basata sugli interessi e sulle capacità  nella ricerca e nell&#8217;indottrinamento Massonico. L&#8217;ammissione a membro avviene per invito e viene esteso ai Compagni che abbiano completato  i gradi di Capitolo. I corpi locali sono tipo &#8220;Concilii&#8221;, e il corpo nazionale di supervisione è il Gran Concilio.  I Concilii vengono presieduti dal Maestro Sovrano, che viene assistito da altri otto ufficiali. La struttura e le cariche del Concilio  sono molto simili alle rispettive cariche e riti della Loggia Blu. Il numero massimo di membri attivi di qualsiasi Concilio è  di 27. Alcuni Concilii sono molto selettivi (nel mio Concilio, Dieci Sefiroti No. 255, vengono selezionati al MASSIMO due invitati all&#8217;anno).  I documenti e gli argomenti dei temi massonici e affini vengono discussi durante le riunioni del Concilio. La AMD controlla 10 gradi,  ma quali di questi (se ce ne sono) sono veramente &#8220;attivi&#8221; viene deciso separatamente da ciascun Concilio. Il Concilio dei  dieci Sefiroti ne gestisce tre: Marinaio dell&#8217;Arco Reale, Cavaliere di Costantinopoli e Gran Tyler di Salomone.<br />
Prima di associarsi, al candidato viene impartita una prima lettura sulla storia, gli obiettivi e gli scopi dell&#8217;AMD, poi viene introdotto  nella sala del Concilio, assume un obbligo, e viene istruito circa i simboli necessari. Questo è sufficiente per diventare un  membro dell&#8217;AMD. La mostrina di Fratello di una AMD viene mostrato a sinistra. Qualsiasi grado che viene conferito segue la cerimonia  di obbligo.<br />
Nella seguente tabella vengono riportati i gradi ordinari sotto il controllo dell&#8217;AMD, e una breve descrizione di ciascuno di questi:</p>
<p><a name="gradimassonici"></a><a name="gradimassonici"></a><strong>Gradi controllati dall&#8217;AMD</strong><em><br />
St. Lorenzo il Martire</em><br />
Al candidato viene richiesto di sottoporsi ad una prova di coraggio, dopo la quale viene obligated, istruito  sulla Storia di St. Lorenzo, e riceve i simboli e le parole del grado. Vengono inoltre anche spiegati i significati della rete e  del rastrello, i due simboli del grado.<em><br />
Monitore segreto</em><br />
Questo grado simboleggia le bellezze dell&#8217;amore fraterno, come spiegato nell&#8217;esempio di David and Jonathan. Si basa  sulla loro storia e ha un carattere semi-drammatico. Il candidato riceve un obbligo, i simboli e la parola e assiste ad una lettura  relativa al grado. Il simbolo è una freccia.<em><br />
Marinaio dell&#8217;Arco Reale</em><br />
Questo grado risale al tempo di Noè e i suoi figli, e si riferisce agli eventi accaduti prima, durante e dopo il Diluvio. Il grado è interessante in quanto molti  elementi vengono impostati secondo un metro non rimato e vengono usate le asce al posto del martelletto. Il candidato riceve l&#8217;obbligo,  i simboli, le parole e una lettura. La lezione impartita è quella della fiducia nella bontà e misericordia di Dio. Nella  storia antica dell&#8217;AMD, le Logge separate dei Marinai dell&#8217;Arco Reale venivano aggregate, o &#8220;ormeggiate&#8221; ad un Concilio  particolare, ma questa pratica non viene più esercitata.<em><br />
Cavaliere di Costantinopoli<br />
</em> Questo grado impartisce importanti lezioni di umiltà e uguaglianza. Risale ai tempi dell&#8217;Impero  di Costantino, nella città di Costantinopoli. Due nobili Romani imparano le lezioni precedentemente citate. Ancora una volta  viene conferito l&#8217;obbligo e vengono forniti i simboli le parole e la lettura.<em><br />
Gran Tyler di Salomone<br />
</em> Questo grado ha una stretta affinità con il Grado di Maestro selezionato del Concilio del Rito di York. Come quest&#8217;ultimo, viene conferito in una volta sotterranea e si  basa sulla storia di un Intruso in un Concilio segreto. Il grado insegna che tutti i massoni devono essere efficienti portinai e  sorvegliare le loro Logge contro gli intrusi e gli infedeli.<em><br />
Eccellente maestro</em><br />
Questo grado è qualcosa che rievoca il Grado dell&#8217;Arco Reale e dell&#8217;ordine Illustre della Croce Rossa. Il candidato rappresenta un ospite ebreo liberato dalla prigionia  babilonese, che desidera ritornare a Gerusalemme e lavorare nel nuovo Tempio. Deve superare quattro veli per ottenere l&#8217;ammissione  alla carica di Sanhedrin nel Concilio.<em><br />
Maestri di Tyre</em><br />
Il grado ha tre sezioni. La prima si svolge nella Corte di Hiram, Re di Tyre che accetta di assistere Salomone nella costruzione del suo Tempio inviando uomini, materiali e Hiram Abiff.  La seconda sezione si svolge in un miniera nei pressi di Gerusalemme e coinvolge gli Artigiani che discutono sull&#8217;eventualità di una. La terza sezione risale alla Corte di Hiram a Tyre, dove  questo grado viene istituito in memoria del Capo Architetto defunto. Ci sono diverse letture durante il decorso di questo grado.<em><br />
Architetto<br />
</em>In questo grado, il candidato dichiara la sua avversione per i crimini contro il GMHA, e viene invitato a partecipare ad  un memoriale per il Capo Architetto. Dopo essere stato obbligato, riceve due catechismi.<em><br />
Gran Architetto<br />
</em>Qui il candidato rappresenta Moabon, un Architetto che porta i progetti inerenti al completamento del terzo livello  del Tempio. Dato che le sue idee vengono adottate, lui viene premiato con il titolo di Gran Architetto. In questo grado, come anche nel  grado di Architetto, vengono recitati due catechismi.<em><br />
Sovrintendente<br />
</em>Questo grado conclude la trilogia dell&#8217;Architetto, Gran Architetto, e del Sovrintendente. Ora Moabon (il candidato)  viene elevato a stadio esaltato del Capo Architetto (o Sovrintendente) per sostituire quello perso per tradimento. Egli assume l&#8217;obbligo  e riceve un catechismo sull&#8217;arredamento e la decorazione del Tempio. Un fratello eletto a presiedere un Concilio di AMD deve ricevere  il grado di Maestro Sovrano Insediato prima di assumere la sua carica. Il simbolo di un Maestro Sovrano viene mostrato a sinistra. Il grado  di Ex Maestro Sovrano si riferisce ad un evento che avviene tra Salomone, un Massone chiamato Adonirum e un dignitario ospite presso  la Corte di Salomone. Il candidato assume un obbligo, viene introdotto nei simboli e nelle parole, e riceve una lettura sugli incidenti  sui quali si fonde il grado.</p>
<p><a name="gradimassonici"></a></p>
<div align="left"><a name="gradimassonici"></a><a name="gradimassonici"></a>L&#8217;onore più elevato che può essere conferito ad un membro dell&#8217;AMD dal suo Concilio è quello di Cavaliere del  Settore Rosso di Eri, sulla base di un servizio disinteressato e fedele al suo Concilio e/o all&#8217;AMD. Non ci sono requisiti stabiliti  e ciascun Concilio stabilisce le proprie regole in merito alla selezione. Nel mio Concilio, assegniamo questo titolo una sola volta l&#8217;anno  e a volte nemmeno una volta. La mostrina del Cavaliere viene mostrato a sinistra, uomo in armi, scudiero e cavaliere. Il rituale è  uno della cavalleria irlandese e molte delle frasi, termini e nomi provengono dalla lingua irlandese. L&#8217;ordine non è &#8220;attivo&#8221;  regolarmente, il testo è disponibile per tutti i fratelli AMD nel libro dei rituali AMD.<a name="gradimassonici"></a><a name="gradimassonici"></a>(1) di Gorge Marshal jr., tratto da www.geocities.com/Athens/Forum/6255/<a name="gradimassonici"></a><a name="gradimassonici"></a>***** <a class="link" href="#top">TORNA ALL&#8217;INIZIO</a></p>
<p align="left" class="forTitolo"><a name="cavalierimassoni"></a><strong>Cavalieri Massoni degli Stati Uniti d&#8217;America</strong></p>
<p><a name="cavalierimassoni"></a></p>
<div align="left"><a name="cavalierimassoni"></a><a name="cavalierimassoni"></a>I Gradi di Cavaliere Massone affondano le loro origini nelle prime registrazioni della Massoneria - in effetti ci sono alcune indicazioni  che i Gradi di Cavaliere Massone potrebbero essere stati sviluppati addirittura prima del grado di Maestro Massone!<br />
Ci sono tre gradi: Cavaliere della Spada, Cavaliere dell&#8217;Oriente, e Cavaliere dell&#8217;Oriente e dell&#8217;Occidente. Questi gradi &#8220;Verdi&#8221;  sono antichi e appartengono essenzialmente al &#8220;Vecchio Testamento.&#8221; Il 15., 16., e 17. Grado del Rito Scozzese, e l&#8217;Ordine della Croce  Rossa della Commenda sono similari e tutti basati sulla Legenda di Zerubbabel.<br />
Fino a metà del diciannovesimo secolo erano attive in Irlanda sotto l&#8217;auspicio dei Capitolo dell&#8217;Arco Reale e successivamente  delle Comunità dei Cavalieri Templari di Commenda.<br />
Nel 1923 il Gran Concilio dei Cavalieri Massoni venne costituito a Dublino, in Irlanda, e si assunse la responsabilità dei  gradi delle Comunità dei Cavalieri Templari. I gradi venivano sottostavano anche all&#8217;autorità del Capitolo del Gran Arco  Reale Supremo di Scozia. (4)<br />
I Cavalieri Massoni degli Stati Uniti d&#8217;America arrivarono in questo paese a maggio del 1936 quando tre Concilii vennero stituiti nello  stato della Carolina del Nord dal Grande Concilio d&#8217;Irlanda. Anticamente i gradi della Massoneria dei Cavalieri erano &#8220;Gradi verdi &#8220;.  Negli anni &#8216;60 il controllo di questi gradi passò dal Gran Concilio di Irlanda al Gran Concilio degli Stati Uniti d&#8217;America,  che si incontra annualmente nella Riunione dei Corpi Alleati a Washington, D.C.<br />
L&#8217;ammissione a membro avviene mediante invito ed è riservato ai soli membri del Capitolo dell&#8217;Arco Reale.<br />
Oggi ci sono oltre 70 Concilii dei Cavalieri Massoni negli U.S.A. con oltre 7000 membri. Tra i membri ci sono molti Capi della Massoneria  degli Stati Uniti. L&#8217;ammissione a membro avviene mediante invito e viene considerato un onore conferito a coloro che servono la corporazione.<br />
I gradi conferito sono:<br />
<strong>Cavaliere della Spada<br />
Cavaliere dell&#8217;Oriente<br />
Cavaliere dell&#8217;Oriente e dell&#8217;Occidente</strong><br />
Questi gradi rievocano l&#8217;Ordine Illustre della Croce Rossa nella Commenda del Rito di York (q.v.) o del 15. e 16. grado del Rito  di Scozia. L&#8217;ufficiale che presiede un Concilio viene denominato Eccellente Capo, e viene assistito da 10 altri ufficiali. I membri  si rivolgono l&#8217;uno all&#8217;altro come &#8220;Cugini&#8221; (Vedi I Esdras, capitolo 3). Segue una sinossi di ciascun grado, ad eccezione dell&#8217;Eccellente  Capo Insediato:<br />
<strong>Cavaliere della Spada</strong><br />
Il candidato, che rappresenta Zerubbabel  (Z), chiede il permesso di presentarsi davanti al Re Ciro. Il Re riferisce i dettagli di un sogno al suo cortigiano e poi permette  a Z di entrare. Z chiede la libertà per l&#8217;ebreo prigioniero e fornisce una prova simbolica della sua fede. Il Re, impressionato,  concede a Z e alla sua compagnia il permesso di ritornare a Gerusalemme e di ricostruire il Tempio. Lo investe di una fascia a tracolla,  una spada e un lasciapassare.<strong><br />
Cavaliere dell&#8217;Oriente</strong><br />
Sono passati 16 anni dal conferimento del grado precedente. Ora Z lascia Gerusalemme per tornare in Persia e chiedere a Re Dario un supporto permanente alla costruzione del  Tempio Ebreo, e un aiuto ad allontanare i nemici che stanno ostacolando i suoi piani. Re Dario accoglie la richiesta e nomina Z guardia  del palazzo. Prima di congedarsi il Re propone una discussione sul potere del vino, delle donne o del Re. Z e altri due guardie si  contendono la partita con vari argomentazioni e Z ne esce vincente. A quel punto viene scortato in modo sicuro a Gerusalemme.<strong><br />
Cavaliere dell&#8217;oriente e dell&#8217;Occidente</strong><br />
In questa fase, Z ritorna trionfante a Gerusalemme e riporta le notizie ai Sanhedrin, o al Concilio Ebreo. In segno di riconoscimento per il suo valore e la  sua costanza, viene nominato Cavaliere dell&#8217;Oriente e dell&#8217;Occidente e investito di una fascia a tracolla e di un grembiule.<br />
Secondo il rituale, per ciascuno dei gradi viene richiesto un obbligo al candidato che riceve determinati simboli e parole. (1)<a name="cavalierimassoni"></a></p>
<div align="left"><a name="cavalierimassoni"></a><a name="cavalierimassoni"></a>(1) di Gorge Marshal jr., tratto da www.geocities.com/Athens/Forum/6255/<a name="cavalierimassoni"></a><a name="cavalierimassoni"></a>DICHIARAZIONE DI MISSIONE<br />
Tenendo conto delle sue origini, il Grande Concilio dei Cavalieri Massoni degli Stati Uniti d&#8217;America, si impegna a:<br />
Perpetuare gli antichi rituali del Canone Massonico Irlandese, (i gradi &#8220;Verdi&#8221;) promuovendo i conferimenti ricorrenti  e regolari nei Concilii Costituenti e in base alle sue aspettative che tali conferimenti vengano eseguiti con accuratezza, precisione  e forza drammatica in conformità alle elevate tradizioni delle istituzioni massoniche.<br />
Ammettere come membro nei suoi Concilii Costituenti solo quei Massoni che, per indole e carattere, abbiano ampiamente dimostrato  nell&#8217;ambito della loro vita massonica di servire i suoi obiettivi in modo corretto e onorabile, attraverso un attaccamento fedele  all&#8217;istituzione e una dedizione totale ai suoi elevati ideali.<br />
Promuovere nei suoi Concilii Costituenti la ricerca e lo studio delle Tradizioni ed Eredità Massoniche attraverso un programma  di istruzione mirato, di perseguire gli insegnamenti massonici nello spirito dei nostri antenati celtici che hanno tenuto accesa la luce  della fede nei periodi di oscuramento.<br />
Incoraggiare i Concilii costituenti a scoprire nei piaceri e nei diversivi del Comitato festivo quella accoglienza calorosa e  quel senso di fraternità, che da sempre caratterizzano e alimentano il grande spirito di questa antica Corporazione.<br />
Promuovere la dimensione misericordiosa in modo così centrale e inerente alla vita e alla tradizione massonica obbligando  i suoi Concilii costituenti a contribuire con liberalità massonica a quelle istituzioni, sia massoniche che non, che servono  i bisogni della comunità più ampia.<a name="cavalierimassoni"></a></p>
<div align="left"><a name="cavalierimassoni"></a><a name="cavalierimassoni"></a>(4) dal sito ufficiale web www.yorkrite.com<a name="cavalierimassoni"></a></p>
<p align="left" class="forTitolo"><a name="cavalierimassoni"></a>*****</p>
<p><a name="cavalierimassoni"></a><a name="collegio"></a><strong>Il Collegio dei Sovrani del Rito di York dell&#8217;America del Nord - YRC</strong><br />
Il Collegio dei Sovrani del Rito di York dell&#8217;America del Nord è stato costituito prevalentemente per servire la Massoneria  del Rito di York. I Collegi costituenti devono dichiarare la propria fedeltà alla Grande Loggia della rispettiva giurisdizione.  Il pre-requisito per l&#8217;ammissione a membro, che avviene solo mediante invito, è quello di avere una buona posizione in tutti quattro  i corpi del Rito di York: Loggia, Capitolo, Concilio e Commenda o Comunità dei Cavalieri Templari (Canada). Il riferimento  per le seguenti informazioni è un pamphlet pubblicato dal Collegio dei Sovrani del Rito di York dell&#8217;America del nord.<br />
&#8220;Chiunque sia grande tra di voi, deve essere il vostro servo e chiunque sia il primo tra di voi, dovrà essere il vostro  schiavo: anche il figlio di Dio non venne per essere servito, ma per servire.&#8221; Matt.20:26-27-28</p>
<p><a name="collegio"></a><a name="collegio"></a>LEGENDA DI YORK<br />
&#8220;Come vi dicevo, questa corporazione giunse in Inghilterra ai tempi del Regno del buon Re Athelsan che fece costruire sia il palazzo, che il pergolato e i templi elevati, per rigenerarsi sia  di giorno che di notte, e per onorare il suo Dio con tutti i mezzi. Questo Lord amava la corporazione e propose di rafforzarla in tutte  le sue parti, tenendo conto dei diversi difetti che aveva scoperto all&#8217;interno della corporazione stessa. Fece cercare in tutto il  paese tutti i massoni della corporazione e li fece venire da lui per eliminare tutti questi difetti attraverso una consultazione.  Poi permise di indire un assemblea composta da diversi lord di diverso rango: duca, conte e barone, oppure cavaliere, scudieri e molti  altri e i grandi cittadini della città, erano tutti presenti nel loro grado; erano tutti presenti, ognuno a suo modo, per fare  leggi per lo stato di queste nazioni. Sulla base della loro saggezza pensavano di poterla governare; in quella circostanza individuarono  quindici articoli e stabilirono quindici punti. &#8220;Regius Manuscript&#8221;, circa 1390.</p>
<p><a name="collegio"></a><a name="collegio"></a>IL RITO DI YORK<br />
Il Rito di York prende il suo nome dalla antica città inglese di York, intorno ai cui monasteri o cattedrali si formarono molte  tradizioni massoniche. Qui, queste tradizioni riportano che Athelstan, che regnò oltre mille anni fa e fu il primo Re di Inghilterra,  concesse la prima licenza per le corporazioni massoniche. Qui, nel 1705, una Grande Loggia di Londra, alla cui costituzione si appellò  successivamente la Gran Loggia di Inghilterra come vera fonte di autentica Massoneria. Nonostante la sua precoce scomparsa dalla  scena massonica, questa Grande Loggia lasciò un&#8217;impronta indelebile sulle istituzioni e il suo nome - York - sopravviverà  fin tanto che continuerà la Massoneria.</p>
<p><a name="collegio"></a><a name="collegio"></a>ORIGINE DEL COLLEGIO<br />
Il Collegio dei Sovrani del Rito di York dell&#8217;America del Nord venne costituito nella città di Detroit, nel Michigan, il  6 gennaio 1957. Fu il risultato di una riunione indetta da Richard W. Lewis, Ex Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei Massoni dell&#8217;Arco  Reale del Michigan, e si svolse con la partecipazione dei capi dei quattro grandi corpi del Rito di York del Michigan e di un numero  di diversi capi massoni di altri Stati. Questi fondatori, in risposta ad una necessità che da tempo era riconosciuta nel Rito di  York, delinearono la struttura e lo scopo della nuova organizzazione e diedero istruzioni per l&#8217;annessione.</p>
<p><a name="collegio"></a><a name="collegio"></a>SCOPI<br />
Gli scopi del Collegio dei Sovrani del Rito di York dell&#8217;America del nord, come espresso nella sua Costituzione e negli allegati,  sono i seguenti:<br />
Promulgare uno spirito di cooperazione e coordinamento tra i divers