I massoni italiani che, agli inizi degli anni Sessanta presero l’iniziativa di introdurre in Italia il Rito di York, assunsero tale impresa dopo averne studiato e per averne apprezzato prima di tutto, i contenuti capitolari e templari, cioè quegli aspetti più suggestivi e più peculiari di tale Rito, noti soprattutto perché ogni fonte storica li cita come quelli che costituirono la materia della contesa, che era durata per più di cinquanta anni, fra i sistemi degli “Ancients” e dei “Moderns” nell’Inghilterra, a cavallo fra il XVIII e il XIX Secolo.
A pochi - allora - era nota l’esistenza della Massoneria Criptica come proposta iniziatica intermedia fra quei due Corpi; quasi nessuno sapeva quale meraviglioso progetto esso proponeva per la edificazione del Tempio Interiore dei propri adepti.
Recandosi in Germania per ricevere il conferimento di tutti i gradi delle branche massoniche che costituivano il Rito, la maggior parte di quei precursori accettò di farsi iniziare anche al Concilio, come viene chiamato il Corpo Rituale nel quale si professa questa forma di massoneria, quasi “al buio”, più come un tributo ineludibile da pagare, piuttosto che come una consapevole scelta di calarsi anche in quella che si doveva rivelare loro come una dimensione iniziatica di straordinaria bellezza.
Con loro gradita sorpresa, fin dalle prime battute di questa cerimonia di iniziazione, la loro mente veniva catturata in una avventura spirituale di sconvolgente novità: ognuno accedeva alla nuova condizione solo perché un altro moriva - simbolicamente, si intende - per lasciargli libero il suo posto in quel rarefatto consesso di eletti. Poi il rito continuava con la proposta di riflessioni sulla caducità della condizione umana, sulla immortalità dei valori essenziali, sulla preservazione dei principi e degli strumenti di verità da consegnare alle generazioni successive, affinché gli spiriti più degni ne possano fare costantemente tesoro nella eterna ricerca di sapere e di luce.
Una dopo l’altra, queste folgorazioni venivano impartite in un cerimoniale suggestivo e coinvolgente, capace di scuotere anche i più apatici toccando le recondite corde più sensibili dì ognuno.
Subito venne compreso che la parte più importante dell’esoterismo biblico di cui il Rito di York è depositario, risiede nei rituali della Massoneria Criptica.
Allorché si trattò di tradurne in italiano i testi fondamentali e di dare un nome al nuovo Corpo, la versione letterale del termine “Council” in “Consiglio” sembrò banale e riduttiva, rispetto alla ricchezza dei contenuti insiti in esso.
Fu Mario Cantore che propose la soluzione giusta e il termine “Concilio” calzò come un guanto alla definizione di un consesso che, fin dall’inizio, si volle riservare ad un numero più ristretto ed esclusivo di appartenenti al Capitolo, riservandone l’accesso solo a coloro che fossero più adatti a parteciparvi, come si conviene a quella branca del Rito di York che propone la dimensione esoterica più profonda e 1a pratica di una spiritualità di rara elevatezza.
Il primo Concilio che venne costituito in Italia, su Dispensa di quello di Heidelberg, fu quello di Milano che si appellò “Libertas” e che, autorizzato il 14 settembre 1963 dal Gran Maestro del Gran Concilio di Germania, Ryojí Beutner, tenne la sua prima riunione i1 28 settembre, in Corso di Porta Nuova 16.
Alla sua guida fu designato Giovanni Bricchi, colui che aveva promosso l’introduzione del nuovo Rito in Italia e che da un anno presiedeva anche il Capitolo. Accanto a lui, che per un ventennio del Rito di York fu il propulsore e la mente politica, quali più adeguati portatori dello spirito del Concilio, vennero scelti Arrigo Orsi, Mario Cantore, Paolo Goldschmied, Peppino Pacifico, Franco Albergo. Gli apporti dottrinali più validi venivano conferiti da Camillo Camillucci e da Piero Gamondi a Milano e da Raoul Orvieto, che, in seguito, a Livorno attivò il secondo Concilio, che prese a funzionare nel 1971, contemporaneamente ad un altro costituito a Genova.
Lo sviluppo territoriale in Italia della Massoneria Criptica non ebbe il repentino e travolgente avvio che aveva incontrato la Massoneria Capitolare, per due fondamentali ragioni. La prima risiedeva nella scelta interna di riservarne l’accesso solo ai Maestri dell’Arco Reale più adatti a quella professione, cosa che esigeva un processo di selezione accurato, ma lento. La seconda dipese da alcune ragioni ostative estranee alla volontà dei capi del rito che dal di fuori ne ostacolarono la crescita.
Nel primo decennio della sua presenza in Italia, tutto il Rito di York fu fatto segno di una incomprensibile, durissima aggressione da parte del Rito Scozzese, che, temendone la concorrenza, lo fece oggetto di una campagna ostile, per difendersi dalla quale vennero mobilitate le migliori potenzialità disponibili all’interno del sistema. Avvenne pertanto che, mentre i Capitoli, quali capisaldi di prima linea, in questo scontro temprarono le loro forze e, addirittura, si moltiplicarono, la Massoneria Criptica, subì notevolmente le conseguenze di questo stato di tensione, in senso negativo ed il suo sviluppo quantitativo andò a rilento.
C’è inoltre da aggiungere che, mentre il Gran Capitolo italiano, fino dal primo momento aveva cercato ed ottenuto fiducia e supporto presso le massime autorità americane del Corpo Generale Internazionale, che ne avevano consentito l’immediato decollo al rango di Potenza nazionale indipendente e sovrana, la nascente Compagine Criptica italiana nacque e rimase per un tempo enorme sotto la giurisdizione del Gran Concilio della Germania, il quale pretese di esercitare su di essa il proprio diritto di vassallaggio quanto più poté, irragionevolmente mantenendone i Concili sotto la propria autorità con una lunga, mal sopportata subordinazione.
Sta di fatto che solo il 7 maggio 1977, a Treviri, il Gran Concilio Italiano ricevette la sua Bolla di Fondazione, che era stata rilasciata il 16 marzo 1977 dal Gran Maestro Generale Internazionale Owen L. Shanteau e controfirmata dal Gran Cancelliere Bruce H. Hunt.
In quel momento, sotto la Maestranza di Paolo Goldschmied, operavano sei Concili.
Se l’orgoglio degli italiani era stato così a lungo mortificato dai tedeschi, con la negazione di una propria identità nazionale durata per quasi tre lustri, non per tanto era venuto meno in loro il gusto all’approfondimento delle tematiche più peculiari della dottrina del Concilio: a Milano, a Livorno, come più tardi a Genova e a Torino, fervide menti lavorarono intensamente talvolta in giornate o in seminari di studio a cui parteciparono compagni di tutta Italia, producendo autentici strumenti di cultura criptica, la cui pubblicazione suscitò spesso ammirazione anche oltre l’Atlantico da parte delle menti più illuminate, già da tempo molto attente alla originalità della ricerca degli italiani sulle materie attinenti al Rito di York.
Tale istanza alla cultura, già evidentissima e coltivata quando ancora i Concili operavano senza un coordinamento formale, una volta che fu raggiunta la sovranità, venne alimentata e potenziata dai primi due Grandi Maestri Piero Gamondi e Paolo Galdschmied. Quando alla carica dì massimo rango assurse Franco Albergo, egli volle conferire al Corpo Rituale anche un assetto strutturale solido, basato su di una organizzazione efficace e funzionante, ad opera di quadri giovani, selezionati e capaci, che a lungo assicurarono il tranquillo lavoro latomistico tradizionale, al riparo di qualunque turbativa esterna, che l’attraversamento di quei tempi calamitosi spesso non risparmiò ad altre dimensioni massoniche. Fu così che la Massoneria Criptica passò indenne dalla tempesta, dovuta al caso “P. 2, che travagliò il Paese e la Istituzione agli inizi degli Anni ‘80, quando tutto il Rito di York poté gloriarsi al cospetto dell’Italia intera del fatto che nemmeno uno dei suoi componenti si era mai aggregato a Licio Gelli ed ai suoi seguaci in cerca di temerarie avventure! Al tempo delle trame oscure, i suoi uomini migliori erano intenti solo a tracciare solchi profondi nei feraci campi della Massoneria ed a spargervi semi fecondi di dottrina e di operosità.
Venne anche il momento in cui toccò alla Massoneria Criptica del Gran Concilio di farsi carico di rappresentare in esclusiva 1′immagine dell’intero Rito sulla scena italiana, allorché per più di un anno il Gran Capitolo non fu in grado di funzionare a cavallo degli anni ‘81 e ‘82, e il Gran Maestro Franco Rizzi ne tenne alta la reputazione in tutte le sedi, nazionali ed internazionali, in cui fu necessario essere affacciarsi. Con Archimede Caruso, nel 1993, un italiano trovò collocazione anche nel supremo consesso della struttura internazionale.
Infatti uno degli aspetti più peculiari dei Corpi del Rito di York consiste proprio nella partecipazione, pari fra pari, alle Assise internazionali, le più importanti delle quali sono quelle che si svolgono negli Stati Uniti ogni tre anni, e nel conferirvi quegli alti contributi di pensiero che hanno sempre collocato le delegazioni italiane in posizione di spicco nella tradizione di quei lavori congressuali.
La considerazione di stima nella quale è tenuta la Libera Muratoria dell’Arco Reale Italiano, proprio in virtù della qualità di tali contributi, giovò non poco alla soluzione dei momenti di pericolosissima crisi attraversati dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia quando esso subì la scissione provocata da Di Bernardo nel 1993, dietro istigazione della Gran Loggia Unita d’Inghilterra. Allorché gli Inglesi tolsero il riconoscimento internazionale al G.O.I., invitando tutte le altre Potenze a fare altrettanto, fu solamente grazie al prestigio goduto dagli uomini italiani appartenenti al Rito di York presso le più alte Autorità Massoniche americane, nonché all’azione che essi – e solo essi! – furono capaci di svolgere in campo internazionale, che il Grande Oriente d’Italia poté sopravvivere e proseguire il suo cammino a testa alta al cospetto del mondo. Tra gli amici americani dell’Italia che più si prodigarono in nostro favore nei consessi internazionali dove era stata messa in discussione l’onorabilità della Massoneria del Grande Oriente d’Italia, sul versante del Concilio in particolare si distinsero Dalvin Hollaway e Evan Fleming, a cui è dovuta riconoscenza imperitura.
A riempire di contenuti dottrinali e a dare il maggiore impulso alla ricerca criptica contribuirono soprattutto i Grandi Maestri Camillo Camillucci, Walter De Donatis e Lionello Leoni.
Paolo Goldschmied, Franco Albergo, Franco Rizzi ed in varia misura tutti gli altri Capì del Corpo rituale sempre si prodigarono al suo sviluppo ed alla sua tutela.
Il Corpo Rituale del Gran Concilio dei Massoni Criptici d’Italia è presente su tutto il territorio nazionale con 25 Concili con Bolla, aggregando circa 450 componenti.
Franco Valgatarri¬